Ivan Cotroneo, già sceneggiatore di Mine vaganti e Io sono l’amore per il cinema e Tutti pazzi per amore in Tv, esordisce dietro la macchina da presa. La kryptonite nella borsa è l’emblematico titolo di un’ opera prima costellata di riferimenti che fanno capo a un immaginario pop, fumettistico e visionario. Il film è un romanzo di formazione, ambientato nella Napoli anni ’70, che ruota attorno alla figura di un bambino con gli occhiali, Peppino, colpito sin da piccolissimo da una precoce miopia. Al suo sguardo si offre un circo partenopeo coloratissimo e disfunzionale di amici e famigliari. Il suo preferito è il cugino Gennaro, convinto di essere Superman e sempre a caccia della nemica kryptonite, il quale purtroppo morirà presto in un incidente. Quando la madre Rosaria (Valeria Golino) cadrà in depressione dopo aver scoperto che il marito (Luca Zingaretti) la tradisce, Peppino verrà sballottato a turno da un parente all’altro come un pacco. Con gli zii Titina e Salvatore, giovani e hippie, vivrà esperienze lisergiche e disinibite un po’ precoci per la sua età. Mentre la spiantata collega di lavoro di Rosaria, Assunta, a caccia di marito lo costringerà con ogni condizione metereologica a stare sulla spiaggia mentre lei mette in atto le sue tecniche di seduzione. Alla fine sarà proprio Gennaro, ripresentatosi sotto forma di fantasma, a rappresentare per Peppino l’unico vero punto di riferimento affidabile.

La famiglia è soggetto principe della nostra storia cinematografica, quasi un’ossessione. Cotroneo che di famiglie numerose soffocanti ma vitali ne ha già descritte tante nelle sue scenggiature precedenti e nei suoi romanzi torna a confrontarsi con questo tema a lui caro, mettendo in scena i percorsi paralleli di tanti personaggi in cerca di riscatto. Peppino vorrebbe non essere più preso in giro dai compagni, Titina e Salvatore sognano di avere una vita speciale, Assunta è a caccia di un principe azzurro che la sollevi da una vita di miserie, Rosaria vuole che il marito torni da lei ma per amore e non per senso del dovere, Gennaro non sentiva di essere come tutti gli altri… Tutti porteranno a compimento il loro percorso giungendo a un bilanciamento più che  a una smaccata vittoria. La ricerca della felicità per Cotroneo richiede fatica e prevede una maturazione che faccia accettare serenamente il reale e la propria unicità. Il suo è un cinema che suggestiona per le scelte registiche, la cura con cui ricostruisce la Napoli di quegli anni, le soluzioni visionarie con cui si descrivono le fantasie di Peppino, il tappeto musicale che va da Bowie a Mina. La Kryptonite si aggira nei paraggi del cinema indie Usa alla Wes Anderson, ma senza averne la stessa consistenza narrativa. Sarebbe consigliabile meno attenzione allo stile e più alla trama di fondo. Cotroneo dimostra, comunque, di essere un talento che va tenuto d’occhio perché è la promessa di un cinema italiano che svecchia la tradizione, non tradendola ma reinventandola.

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Mi piace
Le innovative soluzioni registiche di Ivan Cotroneo, la cura con cui ricostruisce la Napoli anni ’70 e la capacità di raccontare il percorso di maturazione e riscatto dei suoi personaggi, rendendoli accattivanti e unici agli occhi dello spettatore

Non mi piace
La mancanza di un disegno unitario e di uno scheletro narrativo forte

Consigliato a chi
ama le commedie colorate e brillanti e a chi aveva già apprezzato la scrittura di Ivan Cotroneo al cinema e in Tv e ora è curioso di vederlo all’opera dietro la macchina da presa

Voto
3/5

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