We bought a zoo, ammesso che ci sia qualcosa di sbagliato in questo, è un film che divide.
Potrebbe sembrare solo la classica commedia pop americana con tanta speranza e un retrogusto zuccherato (cosa c’è di più americano del comprare uno zoo per tentare superare un momento difficile, come la morte di una persona cara, nel tentativo di elaborazione del lutto? Oppure semplicemente per donare un sorriso alla propria figlia…), ma ha anche un sapore country, dove ogni tanto nasce quello spunto di riflessione che interessa anche un pubblico più adulto.
Il cuore del film è proprio questo, l’acquisto dello zoo e la sua rimessa in funzione. Benjamin è un giornalista affermato, che a un certo punto, dopo essere rimasto vedovo, decide di spostare la sua vita, e il desiderio di riportare un sorriso alla piccola Rosie lo porta a comprare uno zoo. Quella decisione improvvisa, spiazzante, delirante e assolutamente godibile, dettata da quelli che, durante il film, vengono definiti da B “venti secondi di pura e sana (e impagabile, aggiungo io) follia”.
Un film ambientato in campagna, un film dal quale ti aspetti, ad ogni stacco di immagine, di sentire un banjo che ti possa rallegrare la visione. E invece è un film ponderato, basato sì sulla felicità, ma su una felicità introspettiva, nascosta, cercata ma che stenta ad arrivare, nonostante i magnifici sorrisi della piccola Rosie eccezionalmente interpretata dalla giovanissima Maggie Elizabeth Jones (tenerissima la scena in cui sono seduti a tavola e guardando il papà esclama: “we bought a zoo” e i due incrociano le forchette),
Non può questo film, non portare alla mente un’altra pellicola intrisa di ottimismo e di speranza come “Dreamer, la strada per la vittoria”. Un link facilitato dalla presenza di Elle Fanning, che però, purtroppo, non lascia nulla di indimenticabile sul set. Anzi! Beh, diciamo che Dakota andò molto meglio ai tempi.
Rimanendo sul cast, qualcuno tra i più attenti, leggendo i nomi, potrebbe aver storto il naso per la scelta di Scarlett Johansson per il ruolo di Kelly. Non preoccupatevi, lo ha fatto persino Matt Damon (di cui parleremo dopo), quindi siete tutti assolti. Diciamo che la paura era che Scarlett fosse troppo bella, e quindi poco credibile con stivaloni di gomma e salopette di jeans. Beh, non è sicuramente un’interpretazione da oscar, ma le paure riguardanti la sua poca credibilità sono ampiamente fugate.
E poi Damon… in un’interpretazione generosa, piacevole, importante, dove sguardi, sorrisi ed espressioni facciali superano ampiamente sceneggiatura e dialoghi. Da attore a tutto tondo, finalmente. Aiutato e sospinto, come lui stesso ha dichiarato, dal fatto di essere padre anche nella realtà.
Fondamentale, anche se non tra i protagonisti, Thomas Haden Church nei panni del fratello di Benjamin. Ironico, divertente, falso cinico… fa da collante e impedisce, in alcune scene, al film di addormentarsi. A voler leggere più maliziosamente, forse, il personaggio più riuscito, quello che spicca rispetto agli altri.
Un film piacevole insomma, da guardare seduti comodamente sul divano, lasciandosi andare alle bellezze della natura.
Ah, non mi è piaciuto il primo piano sul leone quando B deve decidere se prendere la casa o no, troppo scontato, lo fanno tutti…

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