Una vita migliore… La mafia russa dalla ragnatela che intrappola i figli, affliggendoli d’un castigo perentorio, tramandato di generazione in generazione, un morbo virale che si “tatua” nel sangue della dinastia.
Film quasi imbrunito nella fotografia accecante d’una, però, “sbiadita” Londra che si “assaggia” nelle sue vittime, e, quasi mansueta, s’addormenta peccaminosa nei delitti (im)perfetti d’una notturna osmosi col Diavolo per l’occhio “gelido” di Cronenberg, filtrato dalla luce secca di Peter Suschitzky.
La notte, che alleva bambine angelicate nel sonno mortale dei padri, d’un abominevole stupro che si confesserà “infacerndosi” nelle mani d’una sfuggente maschera ossidata nella “dolcezza”, nei canti che allietan le cene, celando i reati nel ronzargli intorno, religiosamente, dalla nascita, invischiati nella propria colpa.

Nikolai, l’uomo “distaccato” da quando aveva quindici anni, agente sotto copertura, infiltrato nel girone infernale, che abbozza sorrisetti beffardi alla sua anima nell’aguzzo volto di chi già scarnificò la sua carne, “deturpandola”, da “saggio”, d’ogni purezza che l’avrebbe infranta.
“Anonimo” autista del viaggio, dominatore insospettabile dei giochi, pedina che “burattina” amaramente anche il suo stesso Destino, che bacia, furtivo, col romanticismo “nervoso” di chi s’è esperso in dolori che san, però, struggersi per la giustizia.
Un gesto eroico da martire che sopravviverà all’ennesima beffa che il cammino gli ha inflitto, “danzandogli” nella fissità funerea d’uno sguardo “morto”, di vitree pulsazioni nella sua anima “crocefissa”.

Film dalle cadenze evocative e sospiranti, che si nasconde in un’aria” da thriller per raccontare, senza moralismi, i “piccoli affari sporchi” divelti da Cronenberg sui “suggerimenti” narrativi della favola nera imbastita da Steve(n) Knight.

Film di Kirill, Spirito guascone che non è capace di compiere vere malvagità, è il male ingenuo dell’arroganza viziata, la lussuria che si terrorizza delle sue origini, e, ammorbata, avvelenata, se ne ubriaca fin a stordirsi. A istupidirsi.

Film che batte “dormiente” nelle sue leggiadrie, palpando la sua anima cruda e violenta, come la vita.
O, per, una vita migliore…

(Stefano Falotico)

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