Ci sono altri mondi oltre a questo.. purtroppo quello in cui viviamo ci ha appena fornito una trasposizione cinematografica scarsissima de “La Torre Nera” di Stephen King.
Si tratta infatti di un’imperdonabile occasione mancata per vedere adattata sul grande schermo la magia della serie di libri capolavoro che per gli amanti del re del brivido rappresenta una sorta di opera omnia, un viaggio epico che ne collega tutte le opere.
Ci ritroviamo invece con un filmetto molto mediocre, fortemente dimenticabile, una delusione annunciata da critiche quasi unanimi di stampa e pubblico, che personalmente non ha scatenato in me la rabbia che pensavo avrei provato se il materiale d’origine fosse stato maltrattato, ma soltanto l’amarezza per l’incapacità della produzione di attingere dall’infinità di tale materiale.
Ogni tanto sullo schermo compaiono piccoli richiami, si sentono pronunciare frasi che nelle pagine dei romanzi sono diventate parte del mito, strizzate d’occhio ai fan che fanno il loro dovere, ma che finiscono per far riflettere ancor di più su cosa avrebbe potuto essere questo film se la sua produzione non fosse stata così controversa.
Ad un certo punto però, i riferimenti alla produzione letteraria dello scrittore (“Shining”, “IT”, “1408” e anche “Le Ali della Libertà”) diventano talmente insistenti che sembra di trovarsi ad un “festival Stephen King” di puro fan service, un gioco che diventa presto fine a sé stesso.
Perché comunque la trama che è stata messa insieme col nastro adesivo per riempire un’ora e mezza e poco più di film ed intitolarlo “La Torre Nera” è decisamente risibile, un bignamino insufficiente, troppo povero per giustificare il lavoro di ben cinque sceneggiatori (Akiva Goldsman e Jeff Pinkner in primis) e produttori importanti (Ron Howard).
Le controversie produttive che hanno portato a questo risultato partono da lontano, da quando inizialmente i diritti di adattamento della serie di romanzi erano stati acquistati da J.J. Abrams e Damon Lindelhof, all’epoca sulla cresta dell’onda per il successo travolgente di “Lost” ma che, intimoriti dalle proporzioni dell’impresa, hanno rinunciato dopo un paio d’anni.
Nel 2010 i diritti sono passati alla Universal, che li ha affidati al regista Ron Howard e allo sceneggiatore Goldsman per sviluppare insieme almeno tre film per il cinema e una serie televisiva divisa in più stagioni (con tanto di date di debutto fissate per il 2013e l’attore Javier Bardem scritturato per la parte del protagonista).
Ma la crisi economica ha portato con sé tagli trasversali al budget e agli accordi originari fino alla cancellazione del progetto, recuperato in extremis nel 2015 dalla Sony e il cui risultato finale, funestato da ulteriori riprese aggiuntive volte a correggere il lavoro traballante del regista Nikolaj Arcel, è uscito nelle sale durante questa torrida estate, dopo infiniti rinvii.
Sapendo tutto ciò ci si stupisce meno della trama, ridotta ad una lotta tra un mago malvagio vestito di nero che vuole buttare giù la torre, il misterioso edificio che protegge e tiene in equilibrio i mondi, e l’ultimo dei pistoleri che dovrebbe proteggerla ma che ha perso la fede nella propria causa; poi però da New York arriva un adolescente dotato della kinghiana “luccicanza” a ridargli la speranza e riprendere il viaggio..
No, riassunta così la vicenda non ha molto senso, giuro però che nei libri era del tutto diversa!
Quanto agli attori, c’è un problema di fondo che ha alimentato un’antipatica polemica sul colore della pelle del protagonista: Idris Elba è di certo un bravo attore le cui quotazioni sono in ascesa, e anche se la sua interpretazione risulta legnosa non può sfuggire il suo impegno fisico per questo ruolo iconico, purtroppo però Stephen King ha descritto chiaramente i connotati del pistolero Roland Deschain nei propri libri, ed è praticamente un sosia di Clint Eastwood sulla quarantina, per cui è estremamente difficoltoso sostituirne l’immagine con quella di Elba (possiamo sempre aspettare poco più di un decennio e vedere se nel frattempo Scott Eastwood sviluppa un po’ di talento, oltre alla somiglianza impressionante col padre!)
Altro discorso per Matthew McConaughey, che riesce ad abbozzare un villain spietato e sornione al punto giusto, ma comunque sprecato nell’economia della pellicola.
In definitiva questo film è un fantasy povero di contenuti, una scatola vuota che avrebbe potuto essere riempita di tante cose belle esistenti su carta, ma che purtroppo la nostra generazione non vedrà mai realizzate.
Per chi non ha mai letto i sette libri che compongono la saga de “La Torre Nera”, il consiglio è quello di evitare la visione del film ed iniziare invece una lettura che diventerà, quella sì, davvero indimenticabile!

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