Dopo il trionfo di The Artist e Quasi amici, i distributori sembrano essersi illusi della validità dell’equazione: commedia francese = successo. Fatto sta che negli ultimi mesi il grande schermo italiano è stato preso d’assalto da produzioni d’oltralpe (da Piccole bugie tra amici a Chef, passando per Gli infedeli e Il mio miglior nemico, solo per citarne alcuni) non sempre convincenti. Commedie carine ma mai incisive come invece i due illustri predecessori. Non fa eccezione L’amore dura tre anni.

Marc Marronier è un critico letterario di giorno e un cronista mondano di notte, convinto che l’amore abbia una scadenza e possa durare solo tre anni. Tanto è infatti durato il suo matrimonio. Decide di sviluppare la sua tesi in un romanzo, riversando nelle pagine il suo disincanto e la sua amarezza. Salvo poi rimettere tutto in discussione quando l’incontro con Alice gli fa riscoprire l’amore. Purtroppo per lui, però, le vecchie certezze sono impresse sul foglio e cancellare ciò che è scritto nero su bianco non sarà impresa facile. Soprattutto, non sarà indolore.

Frederic Beigbeder esordisce dietro la macchina da presa con l’adattamento del suo stesso romanzo (datato 1997, edito da Feltrinelli), scegliendo, però, di non essergli completamente fedele. L’incipit – una sequenza molto poetica che fotografa la nascita e la morte dell’amore tra Marc e la moglie Anne sulle note di “Your Song” di Elton John – stabilisce subito le coordinate del racconto: di rom-com si tratta. E questo è già sufficiente per intuire quello che accadrà, anche perché Beigbeder segue alla lettera le regole del genere.

Il risultato è una commedia potenzialmente molto ricca di idee e spunti originali, ma di fatto poco convincente. Se si escludono alcune battute effettivamente brillanti e soluzioni registiche degne di nota per la loro originalità, rimane ben poco. Il film manca di una struttura portante solida. E da questo punto di vista ricorda un’altra commedia francese uscita lo scorso anno: Per sfortuna che ci sei. Perché anche L’amore dura tre anni nel tentativo di mantenere alto il ritmo, stimolare continuamente la risata e parlare dell’amore a 360 gradi, finisce per eccedere in caricature e ridicolizzazioni. Soprattutto rispetto ai sentimenti, messi alla berlina tanto quanto gli esseri umani che li provano. Si mescolano troppi registri, dando spazio a sottotrame e comprimari futili, quasi surreali, e nel frattempo si perde la coesione necessaria a tenere compatto il film. E quel che rimane, alla fine, sono solo alcune simpatiche gag, di cui i principali artefici sono un dimesso e disincantato Gaspard Proust e una splendida Louise Bourgoin (Adèle e l’enigma del faraone), perfettamente in parte.

Mi piace
L’interpretazione di Gaspard Proust e Louise Bourgoin, perfetti nei panni di Marc e Alice. Alcune idee brillanti risolte sullo schermo attraverso soluzioni registiche e scambi di battute altrettanto originali e divertenti.

Non mi piace
L’assenza di coesione e di una struttura solida di base, soprattutto a livello di sceneggiatura.

Consigliato a chi
È in cerca di una commedia romantica, classica e senza troppe pretese.

Voto: 2/5

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