I supereroi stanno invadendo il Cinema.
E tra trasposizioni fallite e riuscite, prequel e sequel, reboot e crossover ecco Lanterna Verde, uno dei più importanti supereroi della DC, che non ha intenzione di farsi superare anche nell’ambito cinematografico dall’eterna rivale Marvel.
Purtroppo, il problema che accomuna tutti i film di supereroi è la storia: debole, poco curata e sostituita da effetti speciali che colpiscano e “nutrano” il pubblico, che vuole farsi stordire per due ore e poi andarsene dalla sala con un vago ricordo.
Ma, fortunatamente, Lanterna Verde rientra tra le trasposizioni riuscite, forse meglio riuscite, capace di lasciare qualcosa nello spettatore.

Nell’universo esiste il Corpo delle Lanterne Verdi, una “polizia” interstellare che ne protegge l’equilibrio usando un anello che rende concreta la volontà del suo possessore.
Protagonista è Hal Jordan, giovane e promettente pilota, che sotto l’aria da irresponsabile nasconde un animo frustrato, incapace di vivere davvero la sua vita a causa della paura che lo condiziona da quando vide il padre (anch’esso pilota) morire in seguito ad una prova.
L’opportunità di realizzare il suo potenziale e di combattere la sua paura gli verrà offerta da una Lanterna Verde che morendo gli dona il suo anello rendendolo a sua volta una Lanterna, per sconfiggere il nemico più temibile: Parallax, che si nutre della stessa paura che le Lanterne hanno giurato di non provare mai.

Parlare di tecnica per questo blockbuster, per quanto bello, è abbastanza inutile.
La regia di Campbell è adatta al film, senza infamia e senza lode.
Ryan Reynolds risulta parecchio convincente e i suoi comprimari svolgono il loro compito come da copione.
Una cosa lodevole del film è la sua fedeltà al fumetto: i fan si divertiranno di sicuro a vedere reali i personaggi di cui finora avevano solo letto, compreso il QG delle Lanterne… Però ammettiamolo: Lanterna Verde, seppur vantando una storia con un supereroe originale, è un racconto abbastanza classico e scontato. Bene contro Male, con il destino dell’universo che fa da sfondo.
Ma è questo sfondo diverso dal solito che viene messo in mostra nel film e che riesce a rapire lo spettatore, con un 3D incredibilmente eccezionale (ai livelli di Avatar e Tron Legacy) e ambienti suggestivi: stelle, pianeti, spazio siderale. Proprio come su Pandora.
Soprattutto però, ciò che mi ha colpito e fatto adorare il film sono i temi in esso racchiusi: Hal è un inetto che ha paura di avere paura, quindi ha paura della paura stessa. Anche se non intende “ripercorrere” il fato del padre, da quando l’ha visto morire, stringe una sorta di legame con la morte, come se fosse infatuato da essa, vivendo situazioni estreme che mettono a rischio la sua vita. E’ un legame che non riesce a scindere, il cui nodo è la paura che prova.

E’ un film di emozioni, metafora sulle battaglie interiori che ognuno combatte dentro di se.
In contrapposizione ci sono volontà e paura, con la vittoria della prima, a significare che volendo tutti noi possiamo vincere le nostre paure, le nostre battaglie, e tornare a vivere o… rinascere.
Quindi il film parla per assoluti, non c’è l’eroe contro il cattivo, ma il Bene assoluto e il Male assoluto, ma va bene così! Il film deve essere fumettoso, tanto vale che lo sia al cento per cento!
E’ anche poetico, per il forte senso di giustizia che esprime, rappresentato dalla Luce (anche se verde), dal Bene assoluto (appunto).
E il giuramento di Hal mi ha davvero toccato:

«Nel giorno più splendente, nella notte più profonda,
nessun malvagio sfugga alla mia ronda.
Colui che nel male si perde,
si guardi dal mio potere: la luce di Lanterna Verde!»

Quindi credo di poter eleggere Lanterna Verde come miglior film dell’anno finora, dopo Thor. (Tò guarda, un altro supereroe.)
Ma io sono di parte.

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