Dopo aver firmato “Cose nostre – Malavita”, una pellicola sicuramente ottimamente riuscita, piacevole sorpresa del 2013, ma che i fan di Besson hanno trovato non del tutto adiacente con il suo stile ecco che il cineasta francese cerca di ritornare sempre più al suo stile che gli ha portato fortuna e successo con questo action dalle tinte fantascientifiche “Lucy”. In questo suo ultimo film la “donna d’azione”, personaggio che ha costellato la sua filmografia, trova l’incarnazione in Scarlett Johansson. Besson è un cineasta che ci sa fare, e riesce a trasformare uno script debole come quello di “Lucy” in un film d’intrattenimento il cui risultato sia comunque accettabile, ma non particolarmente soddisfacente.

Lucy è una ventiquattrenne normale, universitaria a Taipei, che un giorno viene costretta a consegnare una valigetta dal suo fidanzato, che ancora non conosce bene, senza sapere ne cosa ci sia dentro ne nelle mani di chi andrà. Al momento della consegna lei viene rapita da dei mafiosi e il suo fidanzato viene ucciso. Dopo una serie di torture alla donna viene inserita nel suo corpo una partita di droga che dovrà trasportare in Europa, ma la sostanza inizia a disperdersi nel suo corpo e una volta assorbito il tutto Lucy non sarà più la stessa: inizia ad usare sempre di più le sue capacità fisiche e celebrali, e decide di iniziare un viaggio che dia le risposte ai vari perché dell’umanità, supportata dal professor Samuel Norman, mentre i malavitosi sono sulle sue tracce.

Il film punta tutto sulle capacità di interprete di Scarlett Johansson, alla quale viene affidato il compito di sorreggere l’intera pellicola, e che sia un’attrice dalle potenzialità poco sfruttate lo sapevamo, e qui da ampio sfoggio del suo talento, ma non bastano le sue doti recitative assieme alla maestria e allo stile di Besson per fare di “Lucy” qualcosa di veramente interessante. Il principale problema di Lucy è che barcolla tra due generi senza riuscire a soddisfare appieno nessuna delle due parti, non trovando mai un giusto equilibrio complice anche una breve durata, le sequenze d’azione non aggiungono nulla di più a quello che ci è stato (ri)proposto negli ultimi anni, cadendo spesso nella retorica, mentre la parte fantascientifica su cui il film doveva più puntare viene appena abbozzata e ridotta a poche scene, dove Besson punta nuovamente sugli effetti speciali, belli ma utilizzati in maniera eccessiva, e nonostante alcune riflessioni interessanti il film non riesce a coinvolgere lo spettatore. Il genio di Luc Besson c’è ma al minimo sindacale, e nelle riflessioni che il film ha si vede, ma purtroppo non sono supportate da uno script che le inserisca in un contesto adatto, un’occasione sprecata, in cui sono salvabili l’interpretazione della sua protagonista, gli effetti speciali (anche se dopo un po’ stufano e si dimostrano spesso ripetitivi) e la parte fantascientifica del film, che meritava però molto più spazio.

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