C’è in questo Ernesto (Elio Germano), protagonista de L’ultima ruota del carro e alter ego romanzato di un personaggio romano realmente esistente, una dose altissima di ingenuità – perfino spropositata, se confrontata con gli avvenimenti dei 40 anni di storia italiana che racconta (dal ’65 al nuovo millennio) – che rischia di compromettere le ragioni del film molto prima di qualsiasi altro ragionamento sulla fattura dello stesso, cioè su scrittura, regia e interpretazioni.
Uomo di nessun talento che non siano l’ottimismo e la pazienza, diciamo la buona volontà, Ernesto sfiora negli anni un padre violento, la tragedia di Moro, le ruberie dell’alta finanza, i mondiali di calcio dell’82, il matrimonio con una donna senza ambizioni (e l’amicizia con un grande artista che si arricchisce con l’arte contemporanea senza credere minimamente in quel che fa) con uguale passione e remissività. È l’ultima ruota del carro perché arriva sempre in fondo alle cose, ma come un rinforzo che non aggiunge né toglie nulla. Il suo sguardo, vuole essere lo sguardo su un pezzo della nostra storia e soprattutto del nostro carattere.

In questa biografia sentimentale di Giovanni Veronesi ci si domanda allora in quali pieghe dovrebbe nascondersi l’ammirazione o l’identificazione costruttiva che sembra pretendere dal pubblico, e il guaio del film – che per altro si fa guardare con facilità ed ha in Germano un ottimo interprete – sta nel confondere queste acque: privato dell’affetto per il protagonista, rigirato in commedia grigia e appicciccosa, poteva essere una parabola sull’incapacità a responsabilizzarsi. O magari, reso più surreale, aereo, burtoniano, poteva diventare la cronaca quasi-quasi-avventurosa di un uomo timido, completamente disinterressato al protagonismo, che di questi tempi è comunque una cosa che darebbe da pensare.

Quest’ultimo è l’abito che per altro calza meglio al vero Fioretti che abbiamo conosciuto al Festival di Roma. Così com’è, invece, L’ultima ruota del carro non è né l’uno né l’altro, né (rimpianta) commedia all’italiana né (vituperata) commedia italiana. Solo commedia, con buoni momenti, poche ragioni, idee confuse.

Leggi la trama e guarda il trailer del film

Mi piace
L’ottima interpretazione di Germano, e quella gustosa di Haber (il pittore)

Non mi piace
Poche idee, e un po’ confuse, in sceneggiatura

Consigliato a chi
Cerca una via alternativa alla commedia italiana delle maschere e della farsa

Voto: 2/5

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