«’Cause baby, you’re firework. Come on, show’em what you’re worth. Make ‘em go, oh, oh, oh. As you shoot across the sky».
Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entra il ritornello di “Firework” con Madagascar 3. La risposta è duplice. Non solo la canzone di Katy Perry fa da colonna sonora al film – insieme a molte altre hit pop del momento – ma quello che ci insegna il capitolo numero tre del franchise DreamWorks, in un certo senso, è proprio racchiuso in quelle parole: riscoprire la passione che c’è in noi e lasciarla esplodere come un fuoco d’artificio.
Non un cartoon sorprendente – la formula è la stessa: ironia, divertimento e una buona dose di ritmo – ma un terzo episodio che riscatta il secondo (decisemente meno convincente del primo), mette in campo divertenti new entry (tanto che chi non nutre una pregressa affezione per Alex, Marty, Melman e Gloria corre il rischio di trovarli più insipidi dei nuovi arrivati) e ritrova la simpatia dei protagonisti. A trascinare ed entusiasmare è ancora la carica ironica dei quattro protagonisti (e delle loro spalle comiche), declinata in una raffica di gag che, se possibile, acquistano sfumature ancor più surreali, grazie al mix comico di intelligenza animale e stupidità umana (o viceversa).

La storia riparte da dove si era interrotta quattro anni fa, ovvero in Africa con Alex, Marty, Melman e Gloria in attesa del ritorno dei pinguini, volati a Montecarlo. Ma il tempo passa e la voglia di tornare a casa, nella loro New York, cresce (per il compleanno di Alex, gli altri tre gli regalano un modellino della Grande Mela costruito con la sabbia… e non solo). Così il quartetto decide di andare in Europa per recuperare gli amici volatili. Naturalmente la loro irruzione al casinò di Montecarlo non viene gradita, soprattutto dal capitano della polizia Chantel DuBois, che nutre una repulsione per qualsiasi tipo di animale – sulla parete del suo ufficio colleziona il ricordo di ciascuna sua vittima – e si mette sulle loro tracce con la chiara intenzione di ucciderli. Una via di fuga, però, c’è: un circo itinerante che da qualche tempo, a causa di un incidente occorso al capo (la tigre Vitaly), non gode più del favore del pubblico e del successo di un tempo. Ci penserà Alex, il leader de facto del gruppo, a stimolare gli artisti del circo (oltre a Vitaly, anche Stefano, un leone marino italiano animato da un forte senso dell’umorismo, e Gia, un’esotica femmina di giaguaro che non passerà inosservata agli occhi del leone) costringendoli a superare le paure e riscoprire il proprio talento. Tutto questo tra mille peripezie, love story sul punto di sbocciare, incomprensioni e numeri altamente spettacolari, complice un ottimo 3D.

Nonostante l’uso della stereoscopia, che spesso penalizza la luminosità, Madagascar 3 brilla e si accende di colori fluorescenti, soprattutto durante le esibizioni del circo che permettono agli artisti di estraniarsi dalla realtà per tuffarsi in un mondo fantastico (persino meglio del loro adorato zoo), in cui anche lo spettatore viene immerso. Una scelta azzardata, quella del circo – oggi un po’ démodé – ma vincente, anche perché le invenzioni sono tali e tante che presto ogni scrupolo viene messo da parte e ci si gode un vero e proprio spettacolo nello spettacolo. Un caleidoscopio di acrobazie e numeri, che consente ad Alex&Co. e alle new entry di esprimersi in tutta la loro forza e simpatia.
L’anello debole della catena è il villain della storia, il capitano DuBois che, dopo l’efficace presentazione iniziale – uno spettacolare inseguimento per le strade, i tetti e i palazzi di Montecarlo ai danni dei nostri eroi, quasi fosse il Gran Premio – viene quasi dimenticata, salvo poi ripresentarsi alla fine scortata da quattro poliziotti che non brillano per astuzia (sono italiani!). A rubarle la scena è l’incontro tra Alex, Marty, Melman e Gloria con il circo (dalla diffidenza iniziale all’alleanza, alla rivoluzione dello spettacolo offerto) e il viaggio che insieme intraprendono in Europa. Di cui buona parte si rivela un bell’omaggio alla nostra Italia – nonostante qualche sfumatura sarcastica legata alla rappresentazione delle nostre forze dell’ordine: sarà colpa delle barzellette? – . Tra le scene più divertenti segnaliamo proprio quella in cui Re Julien e la sua nuova fiamma, l’orsa Sonya, si concedono un tour romantico per i luoghi simbolo della città eterna. E lui, non contento di averle regalato l’anello papale (rubato al Pontefice con un astuto bacio), la fa salire a bordo di una Ducati con la quale sfrecciano per le vie della città.
Madagascar 3 rischiava di annoiare e invece, seppur senza sorprese, intrattiene e diverte. Al ritmo di pop.

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Mi piace
La caratterizzazione e la simpatia dei personaggi (sia i protagonisti storici sia le new entry), le acrobazie e i numeri del circo magnificati dal 3D

Non mi piace
Dopo una bella e convincente presentazione del villain del film, il capitano di polizia Chantel DuBois, ci si dimentica di lei

Consigliato a chi
Ama l’universo di Madagascar e vuole riscoprire la magia del circo

Voto
3/5

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