Dietro ai pettorali c’è (molto) di più. Se ci chiedessero una sintesi estrema di Magic Mike, l’ultima fatica di Steven Soderbergh, sarebbe questa la nostra sentenza.

Il regista, che per tutta la sua carriera ci ha abituato a voli pindarici da un genere all’altro (dall’apocalittico/sci-fi Contagion al doppio biopic/epico su Che Guevara, dalla serie heist/comedy di Ocean’s al  thriller/drammatico Traffic), si sa: è un autore che non teme di esplorare e contaminare. E con questo film raggiunge probabilmente la sua vetta più alta di sincretismo di generi, riuscendo a combinare commedia, romance, musical e dramma in perfetto equilibrio (e ripagando equamente le aspettative per ciascuno di essi), per svelare il dietro le quinte del mondo degli stripper. Usandoli come emblema della corruzione dell’American Dream.

Senza lanciare anatemi o farsi portabandiera di facili moralismi. Pur esponendoci chiaramente tesi e riflessioni, infatti, la macchina da presa di Soderbergh non premia e non punisce. Anzi, sembra quasi empatizzare con ciascuno dei personaggi principali, ognuno a suo modo vittima e carnefice di un sistema pieno di falle. Quello dello showbiz. Il microcosmo di uno strip-club per donne di periferia potrebbe essere traslato a Hollywood come tra gli studi di un reality show televisivo. O perché no? Negli spogliatoi dei wrestler, dove ci ha già guidati Darren Aronofsky e di cui Magic Mike ha sicuramente imparato la lezione, smorzando però il mood con velata ironia. La stessa di cui Soderbergh aveva dotato la sua Erin Brockovich.

Qui il microcosmo è quello di Mike (Channing Tatum, ex spogliarellista nella vita reale, alla cui storia il film si ispira più o meno da vicino), divo indiscusso di un locale per signore, che prende sotto la sua ala lo spiantato, ma attraente Adam (Alex Pettyfer), che si lascia immediatamente catturare dal richiamo di popolarità, denaro e sesso facili, lusso e divertimento. Ma, contrariamente al “mentore” (più saggio e solido, specialmente quando “mettere la testa a posto” potrebbe spianargli la strada con la sorella del pupillo o quella verso il suo sogno imprenditoriale), sceglie il pacchetto all inclusive e non trascura droga, brutte compagnie, furti, pericolose bravate e qualche intrallazzo con la mala.
Il tutto avviene nei confini del regno di Dallas, un notevole Matthew McConaughey, che grazie a questa performance e a quella di Killer Joe potrebbe finalmente sdoganarsi dal belloccio da commedia romantica. Nonostante l’età, d’altra parte, il fisico regge più che bene, anche se qui passa quasi in secondo piano, oscurato dal talento nella danza e dalla carica sexy di Tatum. A lui Soderbergh rende omaggio con assoli che ci ricordano come mai siano esplosi Step Up e i suoi successori. Senza trascurare la buona vena comica dell’interprete, di cui ha già dato prova in 21 Jump Street.
Al di là di Tatum, i numeri dello strip-club sono tutti ben coreografati e ripresi e costituiscono forse il più spettacolare asso nella manica del regista in questa occasione.

Non fatevi, dunque, ingannare dalla facciata. Il film ha tutte le carte per soddisfare gli appetiti dei palati più diversi.

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Le interpretazioni di McConaughey e Tatum. I numeri dello strip club

Non mi piace
Il regista sembra empatizzare con tutti: una presa di posizione più decisa avrebbe dato più forza al film

Consigliato a
A tutti. Non lasciatevi ingannare: non è un film per sole donne!

Voto
4/5

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