Sei fisicatissimi ragazzi che si spogliano e ballano per regalare emozioni uniche a ragazze e signore che vogliono passare una (o più) serate in totale trasgressione. Nella cornice aggiungiamoci sesso, denaro e droga, immancabili compagni di viaggio in film che trattano del “sogno americano”, sia pur sempre con sfaccettature diverse.

Viene da chiedersi se Magic Mike si riduca solo a questo, a sexy scene di streep tease ideate esclusivamente per un pubblico femminile e a i soliti problemi che i “compagni di viaggio” detti sopra portano con loro.
La risposta, statene certi, non sarà assolutamente unanime, perché il nuovo film di Soderbergh, con una parola, si potrebbe definire “particolare”.

La storia è semplice, i risvolti anche. Ciò che è complesso è il carattere dei protagonisti. Channing Tatum interpreta Mike, giovane pieno di voglia di fare che per poter realizzare il suo più grande desiderio si presta a fare lo spogliarellista. Qual’è il suo desiderio? realizzare mobili personalizzati. Si spoglia per poter realizzare un sogno, e quindi realizzarsi. Come noterete il film è sempre circondato da una sorta di atmosfera opaca, quasi malinconica, che si identifica con il protagonista. Mike è potenziale inespresso. Il mestiere di spogliarellista è un mezzo per un fine, che purtroppo rischia di divenire l’approdo finale e non più solo uno strumento.
Sta tutta qui la deriva del sogno americano, tutta la morale, se così vogliamo chiamarla, di Magic Mike.

Tatum si dimostra particolarmente bravo nella sua interpretazione, aggiungendo poi quel tocco di “sexy” che ha fatto impazzire migliaia di donne sin dai tempi di “Step Up”.
Da menzionare anche la performance di Matthew McConaughey, che tra questa e l’interpretazione di Killer Joe sembra proprio essere deciso a sganciarsi dal ruolo del belloccio ed entrare sempre più nell’autoriale. Pettyfer e gli altri si, si dimostrano buone spalle, ma vengono eclissati da Tatum e McConaughey.

Il cinema di Soderbergh, per quanto quest’ultimo si possa definire un autore, non ha un qualcosa che possa ricondurre al regista. Soderbergh ha spaziato così tanto nei generi, cambiando fotografia, musiche, tinte ecc. che trovare un punto di contatto tra i suoi film risulta davvero complicato, finendo per comprendere come il regista di “Traffic” voglia raccontare storie sempre diverse tra di loro, microcosmi a sé stanti, unici e distinti, cambiando sempre ogni singolo aspetto del suo “fare cinema”. Non che riesca sempre a tirar fuori qualcosa di buono, ma quando lo fa non dispiace affatto, e l’ultimo suo lavoro ce lo dimostra.

Magic Mike è più di quello che appare. Anche se in modo davvero semplice e solamente attraverso il mondo dello steep tease, il film descrive bene la crisi di valori e di identità che sta abbracciando le nuove generazioni, costrette ad identificarsi in un lavoro che non fa parte del loro io, costrette a mettere da parte i sogni per la sopravvivenza.
In Magic Mike ci si spoglierà anche, ma ciò che viene davvero messo a nudo è la dura realtà odierna.

Voto: 7

Luca Ceccotti.

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