MEDIANERAS – INNAMORARSI A BUENOS AIRES

Nel suo primo lungometraggio il regista Gustavo Taretto ci racconta la storia di Martin e Mariana, due ragazzi con storie diverse che abitano senza però conoscersi in in due palazzi adiacenti di Buenos Aires, una città contrassegnata da una molteplicità di stili architettonici e scelte costruttive che ne fa una delle capitali del caos mondialem dal punto di vista delle costruzioni, a testimoniare con tutti quegli edifici così diversi, così a volte senza senso, l’inquietudine e la moltitudine di sentimenti ed anche lo smarrimento generale della città e dell’Argentina tutta dopo il periodo della grande crisi economica di inizio secolo.
Mariana è appena uscita da una storia durata 4 anni e cerca a fatica di ricominciare da single, è un architetto che non ha mai progettato nulla ancora, (nemmeno un bagno come lei afferma) e per sbarcare il lunario allestisce vetrine, intrattenendosi anche in casa con i manichini, con cui ha un rapporto che va oltre la sfera lavorativa.
Martin vive nel palazzo di fronte, e realizza siti web, passando la quasi totalità delle sue giornate davanti al pc o in cura dal suo psichiatra, vista la ben ampia gamma di fobie da cui è affetto.
I due per motivi diversi conducono uno stile di vita molto simile che li porta ad avere difficoltà nell’intrattenere un vero rapporto con le persone e con l’ambiente esterno, e a vivere invece una vita surrogata e virtuale, nelle loro “cajas de zapatos” (questo è il nome che gli argentini danno ai loro piccoli appartamenti, meglio conosciuti come “scatola di scarpe”).
I due sono persone che noi nella vita di tutti i giorni non notiamo, che tentano di andare avanti come possono, senza mettersi in mostra, estraniate completamente dalla società, in quanto vivono una vita virtuale, che se da un lato ci tiene connessi con il mondo, dal quel mondo ci esclude.
In una città come quella di Buenos Aires che vanta una popolazione di circa 3 milioni di persone un loro incontro sembra impossibile, nonostante abitino l’uno di fronte all’altro.

Il regista Taretto è molto bravo a delinearci attraverso i due protagonisti il senso di inadeguatezza e di smarrimento del mondo giovanile attuale, che vorrebbe avere una sua posizione nel mondo ma non sa nè come raggiungerla nè come poterla costruire, commettendo di continuo errori e scegliendo infine strade che riportano sempre al punto di partenza. Tutto questo in un mondo che nonostante con i più sofisticati mezzi di comunicazione che dovrebbero farci sentire al centro dell’universo invece finisce solo per alienarci di più rispetto all’ambiente circostante, riducendoci alla figura di spettatori, e mostrando tutti i segni del nostro degrado interiore, un po’ come le Medianeras, le pareti cieche dei vari palazzi di Buenos Aires, segno tangibile del degrado e della fatiscenza di una città ancora alla ricerca di una sua vera identità.
Ma si può uscire da questo isolamento? si può venire fuori da tutti questi metri cubi di cemento che soffocano la città ? C’è anche per Martin e Mariana, una sola possibilità di luce?
Lasciamo alla visione della pellicola la risposta a queste domande.

La struttura del film che sembra diviso in capitoli seguendo lo scorrere delle stagioni si rivela una buona scelta, le interpretazioni dei due protagonisti non sono da buttare via, ogni tanto il film si prende qualche pausa ma non risulta comunque noioso.
Buone le musiche, bella l’introduzione sul contesto architettonico della capitale argentina che serve meglio ad inquadrare i protagonisti della storia ed il loro modo di essere e di vivere.
Per essere al su primo lungometraggio Taretto se l’è cavata egregiamente.
PIACEVOLE

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