…entro in sala, si spengono le luci e attendo di farmi avvolgere completamente in quell’ora e mezza nei suoi personaggi,nei suoi dialoghi,nelle sue inquadrature, nel suo modo unico di fare Cinema….
questo è lo spirito con cui attendo ogni volta le pellicole di Allen, ho sempre aspettative altissime e questa volta vengono pienamente ripagate.
Nel film il confronto-scontro con la realtà e l’inesauribile voglia di cambiarla per non doverla affrontare, viene da “Woody” magistralmente rappresentato nella fuga verso un’altra epoca storica, quella in cui lo scrittore idealista Gil(Wilson) si sente pienamente realizzato: gli anni 20′,quelli dove puoi incontrare Hemingway, Scott Fitzgerald o Picasso.
A chi non è mai capitato di immaginarsi in un’altra epoca storica?
Chi non ha mai sognato di incontrare un personaggio del passato, per potergli chiedere qualcosa o semplicemente per ridere con lui?
Che dire poi dell’incantevole Cotillard, splendida metafora in carne ed ossa degli anni 20′ di cui Gill si innamora completamente e a cui si vuole completamente abbandonare.
Tutto troppo bello e infatti quando anche noi spettatori stiamo cominciando a credere nel lieto fine di questo sogno onirico ecco che Allen inevitabilmente ci riporta alla realtà, ci dice che è inutile cercare di fuggire perchè così come per Adriana esiste un’epoca migliore degli anni 20′ in cui vive, anche per noi sarà inutile cercare qualcosa di meglio poichè i problemi se non li affronti ti seguiranno sempre.
Adriana e la ragazza bionda che Gill incontra per le strade di Parigi sono due facce della stessa medaglia e la “chicca” dell’immagine di Parigi sotto la pioggia è “l’occhiolino” che il regista idealmente fa al suo pubblico per invitarlo a cercare sempre l’amore vero….a Parigi e non.

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