I Minions li conosciamo dal 2010 quando li abbiamo visti per la prima volta in Cattivissimo Me. Da allora ne hanno fatta di strada, tanto da erigersi a mascotte della Illumination Entertainment e da meritarsi un film stand-alone (complice il fatto che gli altri personaggi della casa di produzione sussidiaria della Universal stentano a spiccare il volo. E a sbancare al botteghino).
Passati dall’essere spalla comica priva di significato – una specie di espressione animata del caos – a protagonisti di una storia, i Minions faticano un po’ a riempire di senso, oltre che di gag divertenti, lo spazio del lungometraggio.

Lo spunto, in breve, è che questa anomalia biologica che condivide il nostro stesso mondo, fin dall’alba dei tempi è alla ricerca di un cattivo da servire, un cattivo che, puntualmente, a causa loro – si tratti di un Tirannosauro, di Dracula o di Napoleone – fa una pessima fine. Urge trovarne uno più resistente, e la ricerca si sposta prima tra la New York e la Orlando del 1968, poi a Londra.

La mancanza di uno sviluppo coerente del racconto, e di una chiave di lettura che vada oltre il divertimento dello slapstick e della lingua-non-lingua (un “gramelot” che combina di tutto, dall’inglese allo spagnolo, fino all’italiano) pesano, e dopo una mezz’ora l’attenzione cala.
Anche l’incontro/scontro con Scarlett Overkill (in lingua originale doppiata da una fantastica Sandra Bullock, mentre in Italia avrà la voce di Luciana Littizzetto) va un po’ per le lunghe, costruendo pretesti privi di scopo.
Perfettamente riuscita è invece la ricostruzione delle atmosfere di fine anni ’60 di New York, Orlando e Londra (deliziosi i “cameo” di Kubrick e dei Beatles, che attraversano la famosa Abbey Road). Così come funziona l’idea del Villain-Con, la convention dei super cattivi, che ricorda simpaticamente il Comic-Con di San Diego (con tanto di cosplayer e panel nella Hall H…).
E il finale è un sospiro di sollievo: eccolo il vero cattivo. Ci era mancato.

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Mi piace: la ricostruzione d’epoca, le atmosfere anni ’60 di New York e Londra.

Non mi piace: la mancanza di uno sviluppo coerente del racconto.

Consigliato a chi: adora le gag demenziali di questi mostriciattoli gialli.

Voto: 2/5

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