La sceneggiatrice Steigerwalt ha preso spunto dalla madre psicologa, ch’impiega il role playing come strumento terapico, e dall’interesse per le TED (Technology Entertainment Design) conferences statunitensi, dov’ha sentito esporre protocolli di ricerca finalizzati alla connessione intercerebrale (Neuralink d’Elon Musk?). In mano al debuttante Gòdano n’esce un cosiddetto “body swap movie”, un lungometraggio sullo scambio di corpi e menti. Alt: lo scambio d’identità, eppur’il film lo spiega benissimo, consiste nell’accesso all’altrui memoria, dunque niente corpi bensì i loro ricordi, le reminiscenze di quanto vissuto, percepito, pensato, agito, scelto, apprezzat’o meno. Insomma l’empatia del prologo, quell'”Einfühlung” coniata da Vischer nel 1873 e poi divulgata da Lipps. Ergo: l’approccio sci-fi all’argomento rende quest’esordio quas’un remake della prima parte di “Brainstorm – Generazione elettronica” (1983) diretto da un certo Douglas Trumbull, il creatore degl’effetti speciali per “2001: Odissea nello spazio” (1968), “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977), “Star Trek” (1979) e “Blade Runner” (1982). Christopher Walken e Natalie Wood sono rimpiazzati da Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak, lei (Sofia) impiega metà film a ingranare ma dal taglio di capell’in poi imita Favino meglio del contrario, poiché invece lui (Andrea) s’impantana nella parodia caricaturale della femminilità con moine e sculettamenti ch’evocano il Lemmon o il Curtis di “A qualcuno piace caldo” (1959). L’elemento fantascientifico di casa nostra non può permetters’il budget d’un blockbuster hollywoodiano, perciò il macchinario d’avanguardia si riduce a una valigia con luminaria stocastica e pulsantone di gomma rossa. Concludendo: più romantic che comedy, si ride molto poco, però appena scatta l'”Einfühlung” ci si sorprende a commuoversi come circa 35 anni fa con Walken e la Wood.

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