Monsters University

Nel 2001 la Disney, tramite lo studio Pixar, aveva centrato uno dei propri successi artistico/commerciali più grandi con Monsters Inc., un cartone in computer animation riguardante l’onesta vita di alcuni simpatici mostri che si guadagnavano da vivere producendo energia generata dalle grida di spavento dei bambini, in scala industriale e in un bizzarro ed efficacissimo stile anni ’90.
Dodici anni dopo la storia viene arricchita in questo divertentissimo prequel che riesce a catturare lo spirito degli anni ’80 restituendocelo intatto ed attualissimo, in una commedia che sembra una versione alternativa de “La Rivincita dei Nerd”.
I protagonisti sono ancora Mike Wazowsky e James “Sulley” Sullivan, rispettivamente il mostriciattolo verde dal grande occhio centrale e l’orsacchiottone dal pelo blu, che se nel primo film erano amici per la pelle nonostante le tante differenze caratteriali, qui all’opposto non si conoscono ancora ed il loro primo incontro non è proprio dei più amichevoli: perché Mike è uno studente modello che crede fermamente che le aspirazioni personali unite al duro lavoro alla fine diano i loro frutti, mentre l’altro discende da una nota famiglia di “spaventatori”, ma è svogliato e spreca costantemente le proprie doti innate.
I due si troveranno a dover collaborare nonostante si sopportino malvolentieri per non venire cacciati via dal campus senza riuscire ad accedere all’esclusivo Corso di Spavento, per farlo dovranno concorrere alle Spaventiadi, una serie di mostruose prove, riabilitando la fama della scalcinata confraternita Oozma Kappa.
Il bello di questo film, insieme a quasi tutti quelli usciti dalla fucina d’oro della Pixar, è il valore aggiunto dell’umanità, il che sembra inappropriato per un film che parla di mostri buffi ma non lo è, perché ogni scena, ogni battuta e situazione sono realizzate con notevole cura su livelli molteplici, da una parte divertono con una risata immediata, mentre contemporaneamente strizzano l’occhio allo spettatore citando i classici e la cultura generale ed intanto trasmettono valori morali positivi ma non scontati. Un bel po’ di cose, se andiamo a vedere.
E le personalità dei protagonisti sono realizzate meglio di tanti personaggi di film tradizionali, ad esempio i compagni imbranati della confraternita di nerd all’inizio sono solo quattro caricature, ma durante le loro disavventure impariamo a conoscerli ed alla fine diventano individui formati;
il loro mondo, nonostante sia fatto di zanne e scaglie, è colorato, innocente, mentre la nostra dimensione umana, che viene mostrata in una scena “da paura”, è lugubre e piena di insidie: fin troppo realistica.

Monsters University è accompagnato dal cortometraggio iniziale “The Blue Umbrella”che, come da tradizione consolidata, da prova del talento Pixar condensandolo in pochi minuti.

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