Arrivato al suo settimo film, Anderson ritorna al genere che l’ha reso un piccolo caso, ovvero il surreale/grottesco, come ne “I Tenenbaum”. Infatti ne ricalca anche la scomposizione degli eventi e dei colpi di scena: come nei Tenenbaum, verso metà film Glover scopriva che HAckman stava solo fingendo di essere malato terminale, in questo Moonrise Kingdom i due ragazzi vengono ritrovati esattamente alla metà del film… e, come ne I Tenenbaum, il film migliora decisamente. Infatti, dopo una prima parte abbastanza lenta e noiosa, con scena anche abbastanza inutili, come la scena degli orecchini, che non cambiano niente né nella caratterizzazione dei personaggi né nello svolgere degli eventi, nella seconda metà, il film riesce anche a superare I Tenenbaum. LA storia è piena di tenerezza, con personaggi stralunati, dove gli unici con un po’ di cervello sono i bambini, in questa piccola comunità. Dopo i primi cinque minuti di presentazione dei personaggi, il ritmo cala spaventosamente, e viene quasi da dire “se è tutto così me ne vado”, ma non bisogna mai abbandonare la sala cinematografica dopo la fine dei titoli di coda (che peraltro in questo caso son molto carini), e infatti con l’entrata in scena di un vero antagonista (la fredda e cattiva Swinton) il film migliora, fino a diventare una delle commedie più carine e tenere degli ultimi mesi. Si deve abbandonare ogni realismo, come dimostra la resa dei conti sul campanile della chiesa durante una tempesta, ma è quasi un bene, fino ad arrivare a un lieto fine che lascia contenti e sollevati. Non è certo un capolavoro, e deve piacere il genere, ma anche a chi non piace potrebbe affrontare il film con sapienza, come lo affronta il regista, e godersi una magnifica fusione di immagini e musica (come mostra l’intelligente presentazione iniziale di Suzy con il suo cannocchiale) e le interpretazioni dei due giovani esordienti che quasi superano i professionisti. Si lascia poco spazio ai vari personaggi, e perciò ai loro interpreti, anche se qualcuno, come il grande Bill Murray con il suo personaggio depresso e distrutto dalla vita, si sarebbe meritato più spazio, mentre Bruce Willis, che (almeno dal sottoscritto) non è il miglior attore della sua generazione, da’ qua una delle sue migliori interpretazioni. Norton monocorde, come richiede il comportamento del povero capo-scout, non considerato da nessuno, che si rivelerà uno dei più audaci. McDormand un po’ irritante nel suo personaggio da traditrice, Swinton fredda e odiosa, Shwartzman simpatico imbroglione, e carino cammeo di Harvey Keitel, che però svolge una parte molto importante. Bellissima colonna sonora di Alexandre Desplat mischiata a musica classica e canzoni d’epoca.
VOTO: 3 SU CINQUE.

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