Ci sono anime perse lungo il fiume Mississippi, nell’ Arkansas. Abitano barconi sparsi qua e la lungo le rive. Vivono di pesca, sia che all’amo abbocchino pesci, sia rottami ingoiati dal fondale, buoni magari per farci qualche dollaro. La metropoli è lontana, le famiglie vivono alla buona, i rapporti sono ridotti all’osso, limitati a qualche cenno del capo.
Da queste parti il passaggio dall’infanzia alla maturità non lascia spazio all’adolescenza. A quattordici anni sei ormai l’uomo di casa, che tu debba riparare motori oppure passare le giornate ad aiutare il tuo vecchio. Tante cose le sai fare, altre non puoi ancora comprenderle. Ci sono anche le urla in casa, i litigi verso i quali sei una vittima impotente. Difficoltà quotidiane dalle quali evadere scappando lungo il fiume con il tuo amico, un fratello, al fianco.

Sono Ellis e Neck, ragazzini derubati della normale formazione e cresciuti in modo spartano, quasi selvaggio. Tempra da vendere, curiosi, spavaldi. Ecco perché l’incontro con uno sconosciuto, su un’isola, li affascina e non li spaventa. Perché è un colpo di fulmine a prima vista, un’attrazione verso quello che potrebbe essere un mito, oppure un vedersi allo specchio. Mud, questo il nome dell’uomo, è un tipo strano, curioso. Parla di riti propiziatori, racconta l’amore per una donna con lo stesso entusiasmo di un romanzo rosa, ha un passato misterioso, tutto da scoprire. Ma è abbandonato a se stesso, proprio come ci si sente spesso durante il nostro cammino.

E’ in questo scenario che si insedia “Mud”, terzo film di Jeff Nichols. Sceneggiatura povera e allo stesso tempo intensa, ricamata attorno all’eterno, intrinseco rapporto tra padre e figlio, tra l’amore giusto e sbagliato. Un bravissimo Matthew McConaughey inaugura con questa ottima interpretazione il filone che lo strapperà definitivamente dalle rom-com, ponendolo, di fatto, in una dimensione ben più meritevole alle sue doti.
In questo panorama desolante, rude e brutale dove la forza interiore diventa il motore trainante della vita, dove la speranza resta l’unico appiglio sottile prima della distruzione, il personaggio di Mud è un finto eroe, troppo fragile per nascondere la sua paura dietro favole o storie, troppo ingenuo per credere che l’amore per Juniper sia l’unico collegamento con la realtà. Ma sarà il rapporto con Ellis (Tye Sheridan, bravissimo), a sorreggere entrambi. Perchè se l’uomo trova nell’amicizia con il ragazzo (e con l’amico Neck) la forza per guardare avanti, Ellis trova in lui una guida, una voce adulta, per sopperire all’imminente divorzio dei suoi genitori.
Ed è da questo scambio intenso di emozioni, ricche di scene madri, che si trae il grosso beneficio nel dimostrare quanta forza sia necessaria a chi, cresciuto in una natura selvaggia, abbia il dovere di cambiare il proprio destino senza lasciarsi trascinare dalla corrente.
Una storia che può diventare una favola, qualunque sia l’esito, perchè alla fine il tifo per Mud viene da se.

Questa è la voce interiore di “Mud”, film tutto sommato riuscito che pecca soprattutto per una lunghezza eccessiva e qualche accelerata fuori schema sul finale.
Da sottolineare la bravura della costruzione dei due personaggi principali, l’ambientazione rurale dove la storia va ad inserirsi, e il bel gioco tra i rapporti familiari che, intrecciandosi, va a delineare la veduta generale della pellicola.

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