Nausicaä è una principessa, ma non abita in uno sfarzoso castello né passa le giornate a provarsi abiti appariscenti e a cantare agli usignoli. Nausicaä è l’indomita condottiera e regnante senza corona della Valle del vento, unico lembo del pianeta terra dove ancora spira aria pulita, mentre il resto è stato inghiottito da detriti e nubi tossiche. Lei, al contrario, trascorre il suo tempo sfrecciando su un volano, esplorando, comunicando con intelligenza empatica con le temibili creature del Mar Marcio, salvando piccoli animali spaventati (l’aspetto da Pokemon del suo scoiattolo-volpe crea un curioso cortocircuito), non si cambia d’abito se non in situazioni d’emergenza, non conosce malizia né languide infatuazioni casuali; mossa da una compassione e da un coraggio inconsapevole e istintuale, perché innato, è lei il cuore colmo di generosità panteistica e di speranza innocente destinato a battere per resuscitare un’umanità allo sbando.

Nausicaä è la prima principessa dello Studio Ghibli e la prima eroina (cinematografica) di Hayao Miyazaki, e porta su di sé le inequivocabili tracce embrionali delle future, indimenticabili figure femminili – salvifiche e pacifiste, ecologiche e neoromantiche – del sensei, da Chihiro a Sheeta fino a Sophie e (soprattutto) a San/Mononoke. Così come il film ha in nuce l’intera gamma tematica della poetica miyazakiana: l’uomo degenere e la natura viol(ent)ata, il coraggio e la purezza come unico antidoto (di aurea mitologica) alla bestialità, l’illusione dell’apparenza, l’insensatezza velenosa della guerra, le battaglie combattute nel cielo (simili a quelle di Laputa), lo scontro generazionale tra due donne forti e ferite (Kushana, come la villain di La principessa Mononoke, è indurita dalla vita e dalla rabbia, e in retrospettiva il suo design ricorda la Furiosa di Mad Max: Fury Road). Il tutto impiantato in una distopia dall’aria vagamente steampunk, con contorno di respingenti creature mostruose che però, come ci ricorda la sua protagonista, hanno gli stessi diritti dell’umano ad abitare il mondo (e sanno farlo nel modo più giusto, si pensi alle connessioni lucenti con cui scrutano l’anima del prossimo, elemento a cui James Cameron non può non essersi ispirato per il suo Avatar).

Un emisfero ancora grezzo, quello di Nausicaä della Valle del vento, senza la potenza iconografica delle opere successive del maestro, con una prima parte lievemente legnosa e ripetitiva. Ma sono difetti veniali e che s’appannano presto alla luce ammaliante di un secondo atto denso di gravitas e di un finale (speculare a quello di Mononoke, con un’arma di distruzione di massa incoscientemente attivata) di martirio sacrificale ad alto tasso emotivo.
Gli albori, luminosi e accorati, di un mito.

Leggi la trama e guarda il trailer

Mi piace: La vena immaginifica e visionaria del cineasta, già ben presente e solida

Non mi piace: La lieve ripetitività della prima parte

Consigliato a chi: A tutti

VOTO: 3/5

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Vai al Film