In principio ci fu l’idea, legata ad un desiderio, poi la stesura della sceneggiatura alla quale seguì una graphic novel, l’accordo, la produzione e la realizzazione del progetto cinematografico chiamato: Noah. Concetto oggettivo, speculare, programmato scientificamente, che offre poco spazio all’aspetto religioso, di credenza, di fede; questa genesi (molto atea) è l’esatta visione di come il regista (Darren Aronofsky) ha voluto dirigere il suo nuovo lavoro.
L’antico testamento viene ancora una volta rivisitato e qui modernizzato; Noè discendente di Seth (la progenie buona del genere umano), si scontra con la discendenza bieca di Caino; il patriarca/protagonista (il sempre gladiatore Russell Crowe) costruirà un arca , commissionatagli dal Creatore, che salverà il genere umano ed animale dal diluvio universale portando però con se anche vicissitudini, scontri ideologici e prenderà decisioni che plasmeranno i mondi a venire. Conseguentemente, prende forma e concretezza l’essenza dell’animo umano capace di decisioni legate alla fede ma anche al cuore, conscio delle proprie responsabilità che portano in alcuni casi al fallimento e all’esilio, all’oblio ma anche verso l’amor proprio.
Cinematograficamente risulta ben riuscita la coniugazione fantasy/culto, versione moderna di un arcaico eroe, supportato da personaggi da videogame (I Vigilantes/angeli caduti) che inseriti in uno scenario remoto, ancestrale combattono contro il male all’origine del mondo.
La scenografia è di vero impatto, come la fotografia, le quali hanno un’essenza primordiale, forse i veri unici legami con il divino.
L’intero cast, su tutti un’intensa Jennifer Connelly ed un sapiente Anthony Hopkins, supporta magistralmente una rigorosa sceneggiatura che mette in evidenza quanto di egregio riesca a fare il regista, incuneandosi tra le sofferenze, le paure e le incertezze dell’uomo; Aronofsky fa emergere e delinea perfettamente quello che anche l’essere umano contemporaneo prova e sente, evidenziandone ansie e i disagi, perennemente tentato dal male e dal potere, proprio come la piccola società di quell’epoca biblica.

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