Now You See Me - I maghi del crimine: la recensione di ale5b
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Now You See Me – I maghi del crimine: la recensione di ale5b

Now You See Me – I maghi del crimine: la recensione di ale5b

Intrigante e affascinante. Proprio come il tema che tratta. Now you see me – i Maghi del crimine – si presenta in pompa magna con un trailer altamente spettacolare, intenzionato a sistemarsi come l’anello di congiunzione tra The Prestige e la saga di Ocean’s, due pellicole non proprio passate inosservate. Il regista Louis Leterrier (L’incredibile Hulk, Scontro tra titani e i due Transporter) dirige un cast incredibile che lega veterani quali Morgan Freeman e Michael Caine, a talenti in rampa di lancio come Isla Fisher e Jesse Eisenberg. Non solo. Alle loro costole ci sono due agenti di polizia che rispondono al nome di Mark Ruffalo e Melanie Laurent. Insomma, prestigio.

Ritmo veloce, la telecamera rimbalza da una parte all’altra mentre presenta quelli che un domani saranno chiamati “I quattro cavalieri”. Per adesso sono solo intrattenitori locali, ognuno con una specialità diversa, ognuno che si esibisce per conto proprio. Oltre ai già citati Eisenberg e Fisher, ci sono anche Woody Harrelson e Dave Franco. Illusionisti, lettori della mente, esperti di fuga da situazioni pericolose e…borseggiatori, anche in questo ci vuole destrezza. Panoramica a 360° per entrare dalla porta principale di un mondo particolare dove leggi e logica vengono prepotentemente messe in discussione. Il sipario si apre su questo scenario.
Alla magia si aggiunge il mistero. Una convocazione, prove d’abilità, un burattinaio anonimo. Li ritroviamo un anno dopo, non più maghi da due soldi ma primi attori sui più grandi palcoscenici al mondo. Sono i Quattro Cavalieri, un business orchestrato da Arthur Tressler (Caine) che delizia gli spettatori a colpi di bacchetta. Ma il gioco si imbizzarisce quando anche la magia varca un limite. Assurdo, impensabile, svaligiare una banca a distanza davanti a un pubblico intero! Lo sa bene Dylan Rodhes, lo sa bene anche l’agente dell’interpol Alma Dray, lo sa ancora meglio Thaddeus Bradley, provetto guastafeste smaschera-impostori, rispettivamente Ruffalo, Laurent e Freeman. E’ qui che comincia la caccia al topo, è qui che ci si immerge in un abisso dove l’impossibile sembra trovare una forma concreta.

Il merito di una sceneggiatura ipnotica e ammaliante è merito solo del più grande illusionista del film: Leterrier stesso. Con una mano ci rapisce, ci intorpidisce con giochi di prestigio fatti di magia pura e incanto reale. Il mondo che ci spalanca davanti è esageratamente grandioso e lo spettatore non può che confodersi a bocca aperta. Sa che dietro c’è una spiegazione ma non può capacitarsene, deve solo farsi catturare. A fomentare questo beato disorientamento ci si mettono i protagonisti, perfettamente a tono con l’ambiente. Eisenberg regge la scena che è una meraviglia, la Fisher e Harrelson non sono da meno, innamorarsi delle loro capacità è inevitabile. Ci si innamora anche di Melanie Laurent ma per ovvi motivi estetici, e si finisce a improvvisarsi giudici nella battaglia tra bene e…apparente bene. Per dirla tutta in un unico concetto: coinvolgente. La stesura fila via fluida, l’occhio è ripagato. La mano del regista ci inganna, l’altra intanto cosa sta facendo?. Ci stiamo avvicinando sempre di più senza accorgercene. Errore?

“Avvicinatevi. Perché più credete di vedere, in realtà meno vedrete!”. Meglio non farlo troppo allora per paura che la più grande illusione del film metta a nudo una sceneggiatura meno spettacolare. Paradossalmente, la grande vittoria di Leterrier è proprio ingannare lo spettatore come farebbe un grande prestigiatore. Espedienti, colpi di scena, meraviglie visive, tutto per farci uscire dalla sala estasiati e convinti di essere appena stati testimoni di un grande spettacolo.
Ma non tutto va a braccetto con l’estro, e anche il coniglio, a volte, non salta fuori dal cilindro. Il taglio non è proprio quello aspettato. L’anello di congiunzione tra Ocean’s e Prestige? No, niente di cosi macchiavellico.
Illusioni, certo. Centro! Siamo nel contesto giusto! Ma, ripeto, tutto suona largamente beffardo.
Illusioni.
L’illusione di presentarci un soggetto altamente pretenzioso e innovativo per poi nascondere malamente una pellicola action-thriller.
L’illusione di farci credere che una convinzione conti più di milioni e milioni di dollari quando i tempi di Robin Hood sono finiti da un pezzo.
E soprattutto, l’illusione che un colpo di scena finale mirabolante ci faccia restare a bocca aperta quando dietro si nasconde invece un pretesto così fiacco da cadere nel ridicolo. Un numero di magia d’alta scuola. Giù il cappello.

Piacerà molto questo “Maghi del crimine”, perché piace farci imbrogliare spensieratamente. Leterrier fa centro giocando con elementi di pura attrazione quali magia e criminalità. I quattro protagonisti sono splendidi nel ruolo di doppi intrattenitori, sia verso il loro pubblico nel film, sia verso di noi in sala. Mettiamoci comodi e liberiamo la mente, alllora. Non chiediamo.

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