Due ore di puro spettacolo sul piano dell’impianto e impatto visivo, con tanta (forse troppa?) dose di combattimenti tra robot e alieni: questo è Pacific Rim, ultima pellicola di Guillermo del Toro.
Ambientato in un’epoca prossima, vicina alla nostra, in cui l’umanità è devastata dall’arrivo, dalle profondità del mare, di enormi mostri alieni (i Kaiju, simili a dinosauri) che attaccano le maggiori città della Terra. Per far fronte a questo viene attivato un progetto di creazione di colossi robotici, i Jaegers, comandati da due piloti connessi tra di loro mediante un ponte neurale. I combattimenti vengono così intrapresi, senza però riuscire a cancellare i continui attacchi dei mostri. I due protagonisti del film, uno scapestrato ex-pilota (Charlie Hunnam) e un’allieva alle prime armi (Rinko Kikuchi), saranno l’ultima speranza di riscatto alla minaccia dell’apocalisse.
Il film punta sulla fascinazione visiva, puro godimento per gli occhi, data dal curatissimo sviluppo estetico dei robot, dei Kaiju, degli ambienti, dei costumi dei personaggi, utilizzando ottimamente la CGI. Detto questo, l’aspetto emozionale e narrativo è stato un po’ banalizzato, semplificato, ma non di certo troppo trascurato. I combattimenti sono gradevoli, piuttosto coreografici, pensando anche alle enormi dimensioni dei combattenti con cui il regista e gli animatori hanno dovuto trattare (io gli farei un meritato applauso).
Era da un po’ che il cinema di fantascienza non si caricava di questa potenza estetica. Non piacerà quindi a chi cerca un film in cui la trama sviluppi spunti nuovi, non ripetitiva, anche perché questo film è un omaggio ai vecchi film di genere: dai cartoni animati giapponesi sui mecha (Mazinga Z, Ufo Robot Goldrake, G Gundam, solo per citarne alcuni) a Godzilla, primo kaiju della storia.
Voto: 3/5.

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