Ci son già tanti problem’in Parlamento, eppure Gabriele Muccino sta provand’ad aggravarli con due disegni di legge “ad personam”: uno propone la sua filmografia al posto dei lacrimogeni usati dai celerini, l’altro propone un nuovo reato, l'”estorsion’emotiva”. Stavolta lo Zeffirelli reincarnato arriv’ad aggredire per primo facendo dire al Jake Davis di Crowe: “Non so perché Dio abbia creato gli scarafaggi e i critici”. Forse per contrastare propri’uno come lui, così arrogante da paragonarsi al suo personaggio vincitore d’un paio di Pulitzer. “Padri e figlie” si basa s’uno script del drammaturgo Brad Desch, alla prima sceneggiatura per il cinema, incluso nella black list del 2012. E lì sarebbe dovuta rimanere, in quanto l’elenco non presenta belle storie censurate bensì le storie ancora non prodotte ma più apprezzate second’un sondaggio che dal 2005 viene condotto fra i membri esecutivi di case di produzione e studi cinematografici. E il criterio predominante di giudizio è la potenziale redditività del progetto, quella redditività che Muccino esecrerebbe mettend’in bocca sempr’a Crowe una battuta feroce contro gli “Stati Uniti del Denaro”. Il testo dell’esordiente Desch è scarso, un (melo)dramma vist’e stravisto: incidente stradale, vedovanza maschile, famiglia distrutta, traumatizzanti conseguenze psichiche e neurologiche a lungo termine, cris’isteriche, riconciliazioni. Il regista nostrano che più ha trovato fortun’a Hollywood nulla può nonostante un tasso di furbizia inferiore ai suoi standard, maggior maturità e riflessività, cast incredibile d’attori. Sarà “sincero, puro e autentico” (Aaron Paul) com’il Jovanotti in soundtrack, m’anche la “Per te” jovanottiana effond’i miasmi del qualunquismo. “Quanta paura fanno i sentimenti ai critici? Quanti di noi si vergognano di piangere al cinema, di commuoversi o semplicemente di apprezzare simili storie?” Replico: quanto coraggio hanno certi critici a non vergognarsi di sentimenti così maltrattati?

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