Segue impronte spielberghiane, Jaume Collet-Serra, nel presentarci lo squalo che dà la caccia a Blake Lively in Paradise Beach – Dentro l’incubo. Il regista crea suspense con l’attesa, muovendo la camera sotto e sopra la superficie del mare, come per avvisarci di una presenza costantemente in agguato. Le spettacolari immagini di surfing servono solo a distrarre e a illudere che il paradiso incontaminato in cui è ambientato il film non possa trasformarsi in una trappola mortale.

È un concept da survival movie molto semplice e funziona a partire dalla caratterizzazione della protagonista. Nancy, il personaggio di Blake Lively, non è un genio e non ha trovate in stile MacGyver, è solo una ragazza sveglia, studentessa di medicina, atletica e con un grande istinto. È plausibile, quindi, che sia capace di mantenere la calma anche nei momenti peggiori. Ed è curioso vedere l’ex Serena van der Woodsen di Gossip Girl alle prese con una storia di sofferenza fisica e psicologica: una parabola certamente molto meno viscerale e poetica di quella da Oscar di Leo DiCaprio in The Revenant, ma l’attrice viene sempre messa alla prova, guardando le sue speranze affievolirsi col tempo che passa. Con una performance da singola star, ispirata, oltre che al capolavoro di Spielberg, a classici in solitaria come Cast Away (c’è perfino un gabbiano che fa da surrogato a Wilson, il pallone-amico di Tom Hanks), la Lively dimostra apprezzabile versatilità sia nei momenti più action sia in quelli più drammatici ed emotivi.

I problemi principali si cominciano a notare nella seconda metà, quando ci si avvicina allo scontro finale: viene a galla qualche cliché di troppo, ma soprattutto si esagera nell’esibizione della potenza devastante dello squalo, che trasforma il film in puro entertainment, smarrendo per strada il senso di realismo e i buoni meccanismi di tensione con cui si era costruito il rapporto cacciatore-preda nella prima parte.

Lontano da effetti 3D e Sharknado vari, Paradise Beach si rivela comunque uno dei migliori film a base di squali sfornati negli ultimi anni, con al centro un coinvolgente duello uomo, pardon, donna-natura. In tempi di siccità cinematografica estiva, un bel divertimento.

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Mi piace
La costruzione della tensione nella prima parte e la performance determinata di Blake Lively.

Non mi piace
La seconda parte “esagerata”, a discapito del senso di realismo della prima.

Consigliato a chi
Cerca un film meritevole a base di squali dai tempi del capolavoro di Spielberg.

Voto: 3/5

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