Biopic atipico, presentato all’ultimo festival del cinema di Venezia. Atipico perché non riassume come di norma succede in questo tipo di film la vita o spesso e volentieri almeno i momenti salienti della carriera del controverso e geniale artista ma si sofferma sulle ultime 24 ore di vita, rileggendo il tutto in chiave surreale e mistica. Interessante lo schema narrativo, che intreccia e alterna le ultime ore della sfera privata del nostro alla messa in scena visionaria della sua parte artistica, in particolar modo degli ultimi progetti ai quali stava lavorando (film e libro) che Abel Ferrara immagina e concepisce come un disorientato viaggio senza metà che rimanda a quello ideologisitico e favolistico di Totò e Ninetto Davoli in Uccellacci e Uccellini. William Dafoe poi e’ perfetto nella parte del regista di Mamma Roma ( può anche non piacere Pasolini ma il film con la Magnani e’ un capolavoro del nostro cinema, quel tipo di cinema che ahimè non esiste più, soppiantato dai vari Ruffini e De Luigi) ma nonostante la qualità eccelsa dell’opera che c’e’ il rischio concreto che senza una minima conoscenza della filmografia Pasoliana ( viste le innumerevoli citazioni e i continui rimandi alle sue opere ) il prodotto sia apprezzato solo dagli amanti e relegato a mattonata dai denigratori o da chi si avvicina per la prima volta al regista di Salo’ o le 120 giornate di Sodoma

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