Un film sulla danza in 3D. Fin qui nulla di nuovo, verrebbe da dire pensando ai vari Street Dance e Step Up. Se però il film in questione è un documentario “d’autore” (firmato da Wim Wenders) e le coreografie in scena sono quelle di un’artista rivoluzionaria come Pina Bausch (l’ideatrice del teatro-danza), la situazione cambia radicalmente. E il risultato è un film affascinante e visionario che colpisce soprattutto per la bellezza delle immagini e la modernità espressiva di quelle danze.
Assistere a uno spettacolo di Pina Bausch è un’esperienza sconvolgente. Basti pensare che quando Wim Wenders ne vide uno per la prima volta – nel 1985 alla Biennale di Venezia – ne fu così folgorato che cancellò ogni suo impegno per assistere a tutte le altre performance della coreografa tedesca. Da lì nacque un’amicizia professionale e umana con Pina e il progetto comune di realizzare un film su di lei. Ma trovare la chiave registica per descrivere un’artista del suo calibro non era certo impresa facile. L’illuminazione arrivò solo nel 2007 quando Wenders vide la proiezione in 3D del film-concerto degli U2: fu in quel preciso momento che capì che solo attraverso la tridimensionalità il teatro-danza di Pina avrebbe potuto esprimersi in tutta la propria forza. E, in effetti, a guardare oggi il documentario finito, non si può che riconoscere l’acutezza di tale intuizione. Nel film, infatti, il 3D produce un effetto di totale immersione, le immagini perdono la piattezza tipica del “teatro filmato”, si ha l’effetto di sfondare la cosiddetta quarta parete (complice anche la scelta di posizionare la macchina da presa al centro della scena) e la danza risulta più reale e tangibile che mai. Peccato allora che tale intuizione non sia sfruttata al massimo e che le sequenze effettivamente girate in stereoscopia non siano poi così numerose.
Pina 3D è un film di una bellezza visiva travolgente e di una sensibilità rara. Alternando le ipnotiche immagini dei suoi spettacoli più noti (Café Müller, Le Sacre du printemps, Vollmond e Kontakthof) con le timide e toccanti testimonianze di amici e colleghi (di cui, con una riuscita licenza poetica, sono ripresi i volti in silenzio, mentre i racconti sono lasciati alla voce over), il film compone un ritratto affascinante che non è né un racconto biografico, né una celebrazione di rito. Piuttosto, un sentito e vibrante omaggio. A parlare non sono solo le voci di chi ha conosciuto Pina, ma soprattutto i loro sguardi e i loro volti in cui si legge chiaramente che stanno proprio pensando a lei. Quella donna dal corpo sottile ma di una forza incredibile, riservata ma di un’immensa generosità.
Di grande impatto, infine, le scene in cui la danza esce dalle sale teatrali per far irruzione nelle metropolitane, nelle strade, sul greto di un torrente dove i ballerini-attori riescono a comunicare con i loro corpi, a mettersi a nudo danzando ognuno svelando un po’ della propria anima.

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Mi piace
La regia che costruisce un documentario dove ogni immagine regala bellezza ed emozioni.

Non mi piace
Il film avrebbe forse potuto fornirci maggiori dettagli storici sulla nascita e l’evoluzione della compagnia di Pina Bausch.

Consigliato a chi
A chi vuol (ri)scoprire un’artista unica e visionaria come Pina Bausch.

Voto: 4/5

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