C’è stato un tempo in cui esistevano le sale giochi. Luoghi magici e di ritrovo per qualunque ragazzino, che con un gettone apriva le porte di mondi fantastici, popolati da icone come Pac-Man, Space Invaders, Galaca e Centipede. Immortali che però oggi sembrano quasi preistoria. Chris Columbus, cresciuto a pane e Atari, li rispolvera mettendoli al centro di Pixels, action-comedy nostalgica sin dal titolo. Il concept pesca nella sci-fi: una razza aliena scambia le immagini dei vecchi videogiochi sopra citati per una dichiarazione di guerra da parte dell’umanità. Così, sulla base di quei modelli videoludici, crea armi micidiali da scagliare contro la Terra. Per contrastarli, servono tre ex campioni del joystick.

L’invasione arcade – sorta di parodia pixelata in CGI di quella di Independence Day – si combatte secondo i gameplay tipici dei videogiochi di riferimento, dettaglio che provoca una lacrima e un sorriso a chi da piccolo ha speso ore prima di arrivare all’ultimo livello. Perché Pixels è questo, un grande videogame figlio degli anni ’80 che entra in contatto con i giocatori (e il pubblico) di oggi, incantati dalle meraviglie delle piattaforme next gen e degli sparatutto iperrealistici: un dualismo forte, racchiuso nei dibattiti a tema old school vs PlayStation 4 a cui danno vita Sam Brenner, il personaggio di Adam Sandler, e il giovane figlio della bella Violet (Michelle Monaghan).

La sensazione, però, è che manchi qualcosa perché il film possa davvero far breccia nelle due fette di audience a cui si rivolge: la struttura è da film per famiglie, ma il contesto videoludico è riconoscibile soprattutto dai genitori, che l’hanno vissuto sulla propria pelle, e questo contrasto crea un effetto piuttosto straniante. Si ride comunque, grazie soprattutto a Peter Dinklage, gamer bizzarro con la fedina penale lunga chilometri, e Josh Gad, nerd totale pronto a esplodere – la comicità di Sandler, invece, è ormai datata -, e la sceneggiatura regala alcune trovate interessanti come lo scontro con Pac-Man a bordo di tre mini Cooper per le strade di New York e il faccia a faccia decisivo con Donkey Kong all’interno della nave madre. È un buon intrattenimento, che d’estate non guasta mai.

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Mi piace:
L’effetto nostalgia funziona e Pac-Man che si mangia New York ha il suo perché.

Non mi piace:
Il ritmo cala strada facendo: con la battaglia finale si poteva osare molto di più.

Consigliato a chi:
Rimpiange le sale giochi e ora guarda con un punto interrogativo PlayStation 4 e Xbox One.

Voto: 3/5

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