Arthur Bishop si definisce un “meccanico”, ovvero un killer a pagamento i cui lavori sono impeccabili, che uccide per conto del suo capo Dean, il suo mentore e amico Harry. Il figlio di Harry, Steve, un ragazzo disastrato che vive la sua vita fra alcool e droghe, e senza nessuna aspirazione, chiede a Statham che gli insegni il suo lavoro.
Probabilmente per senso di colpa verso Harry, Bishop si prende a cuore la causa e insegna ad un talentuoso ma indisciplinato Steve la nobile arte dell’omicidio.
Questo è, a parer mio, l’unico vero errore che sia stato commesso nella delineazione del personaggio di Statham. Nella storia del cinema ci hanno proposto più e più volte la versione dell’uomo di ghiaccio che però in fondo ha un nobile cuore, e noi l’abbiamo sempre apprezzata molto, trovandola, qualche volta, perfino poetica. Questa volta però, questa versione rasenta l’idiozia, considerato che Bishop non è semplicemente antipatico, ma è un assassino freddo e spietato.
E’ impossibile inoltre non notare che la spacconeria che Steve compie quando decide di uccidere un uomo che pesa il doppio di lui e che ammazza per lavoro, con una cintura, anziché con un veleno, sfocia in pura stupidità, che centra poi davvero poco con l’imprudenza.
Ma poi, durante il film, perfino l’immaturo Steve cresce e impara a controllarsi, e questo si capisce veramente soltanto quando egli non rivela a Bishop di aver scoperto che è stato lui a uccidere il padre, evitando di aumentare il più possibile le possibilità di fare una gran brutta fine per mani del suo unico amico.
Comunque sono molto apprezzabili le scene d’azione, progettate con la finezza del professionista e con l’elegante tocco dell’artista. Tra le sequenze più adrenaliniche vediamo la sparatoria nel covo del vizioso guru – profeta, il combattimento improvvisato ma perfetto fra Steve e gli uomini mandati da Dean, nel salotto della casa di Steve, e l’ansiolitica anche se priva di avversari scena del “tritacarne”, in cui alcuni degli spettatori hanno dovuto chiudere gli occhi e sperare.
Professione assassino è uno di quei film che vanno guardati solo ed esclusivamente da appassionati del genere. Per molti versi si rivela abbastanza prevedibile e presenta gli elementi originali della suspense che ci ha insegnato Hitchcock e che non si cura di modernizzare neanche un po’ per stupire il pubblico. E’ un action che in certi punti ricorda Fast and Furios, mentre in altri preferisce imitare lo stile di classe di Casino Royale. Coinvolgente ed efficace, Simon West ha fatto certamente un bel lavoro, ed è facilmente apprezzabile il suo lavoro sui dettagli.

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