Saliamo sulla Prometheus con una doverosa precisazione: non è Alien anche se si percepisce intorno, dappertutto. Sappiamo che cinematograficamente esiste ma questa è un’altra storia. E’ Ridley Scott vero, il papà, ma non stiamo viaggiando verso un pianeta inesplorato per incontrarli. Cronologicamente non dovremo nemmeno sapere che esistono. Ma lo sappiamo e questo è il perverso gioco di Scott che rifiuta la denominazione “prequel” per abbracciare quella di “spin-off di lusso”. Scelta tecnica, o commerciale al fine di incuriosire amanti storici e neofiti?

La nave spaziale Prometheus viaggia verso destinazione ignota. All’interno c’è di tutto: androidi, capitani, operatori, medici e ovviamente molti scienziati. E’ un impianto colossale, siamo nel futuro inoltrato, e le macchine la fanno da padrone. David, l’androide dalle sembianze totalmente umane, ne è il custode factotum. Gli altri dormono un sonno criogenico. Tra loro la dottoressa Shaw e il dottor Holloway che il grosso del lavoro lo hanno già fatto sulla terra scoprendo tracce di culture antiche extraterrene. Da qui parte la nostra storia, dalla sete della scienza di sapere, dalla insostenibile curiosità verso i grandi “perché” dell’umanità. Peter Weyland, presidente anziano dell’omonima Corporation, raduna qualche milione, i migliori esperti, costruisce la navetta dei sogni e finanzia quella che sembra destinata ad essere la spedizione per eccellenza. Destinazione: Luna LV-223, le tracce portano qui. Quello che troveranno sarà un ambiente simile alla terra ma infettato da segnali inconfutabili. Qui ci sono le risposte alle domande poste. Ma per scoprirle ci saranno diverse interpretazioni.

Seguiamo tutto questo inizio di film con enorme curiosità. Siamo affascinati dalle scoperte, dalle nozioni e ci lasciamo trascinare piacevolmente. Atterriamo con loro, esploriamo con loro e ci sentiamo partecipi. Coinvolgimento appagante, ritmo dovutamente lento ma attraente. Prometheus ci prende e ci tiene saldi ai posti. Sappiamo cosa accadrà, difficile stupirsi (difficile farlo dopo anni di cinema) ma la cosa non disturba. Per questo siamo curiosi e non ansiosi o tesi. Il film scorre e lo spettatore va con lui.

Noomi Rapace aveva bisogno di un definitivo trampolino di lancio. Ha convinto, regge lo schermo, trasmette le proprie emozioni, i propri dolori. Scordatevi l’esile Lisbeth Salander di Millenium, siamo di fronte ad un personaggio forte e carismatico, da buon carattere nordico. Di pari passo e da copertina anche Michael Fassbender per quanto il suo atteggiamento freddo e distaccato, privo di sentimenti, sembra cucito appositamente sul personaggio dell’automa David. Personaggio chiave, sorprenderà in più di un occasione per diversi motivi. La pellicola gode poi della presenza di nomi di influenza quali Charlize Theron (purtroppo ricopre un personaggio superficiale), Idris Elba e Guy Pearce.

Prometheus è un arma a doppio taglio, la sua valutazione pende da un fattore principale come detto all’inizio: essere o non essere influenzati dalla filmografia di Alien. Per fortuna in entrambi i casi il giudizio è positivo. Nel film Alien forse c’è, forse no ma non si può nascondere che in ogni scena sembra che ci strizzi l’occhio. In questo caso è un buon film, con atmosfere adeguate. Nel secondo caso, neofiti, il film viene apprezzato ancora di più. Risulta un ottimo fantascientifico, con ottimi effetti speciali. Pretende attenzione e ricambia con una buona trama e uno svolgimento palpitante.

Tanto forte quanto memorabile la scena dove la Rapace si “libera” dell’infezione interna. Consigliato.

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