Era forse dall’uscita di “500 giorni insieme” che una commedia non mi entusiasmava tanto. Non perché sia un genere in via di estinzione ma perché, mentre è facile trovare un “piacevole passatempo”, lo è un po’ meno trovare un prodotto veramente di qualità.

Richard Curtis è un ometto dagli occhi celesti e dalle ottime capacità narrative (meno male, dato che, prima ancora che regista, è sceneggiatore!).
Il suo nome rimanda a titoli quali “Quattro matrimoni e un funerale”, “Il diario di Bridget Jones”, “Notting Hill”, “Love Actually”.

“Questione di tempo”, porta indiscutibilmente la sua firma, soprattutto per ciò che concerne i tipi umani rappresentati.
Protagonista è Tim, un ragazzo timido e impacciato il cui volto, stranamente, non è quello dell’ormai affezionato Hugh Grant ma quello di Domhnall Gleeson (primo impatto: “e questo chi diavolo è???”; dopo qualche primo piano: “forse l’ho già visto da qualche parte…”; ore dopo la fine del film, annaspando nel sonno: “Ma è Bill Weasley di Harry Potter!”).
A lui si accompagnano una sorella un po’ eccentrica, un coinquilino decisamente svitato… Vi ricorda niente?
Tim però non ha una libreria di viaggi, anche se c’è sempre Londra a fare da location. Qui si trasferisce infatti per dare inizio alla propria vita adulta e soprattutto per trovare la propria anima gemella.
Per Curtis è sempre l’amore il fine massimo.
Tim è anche un ragazzo un po’speciale, per via di un singolare e antico dono di famiglia che si trasmette solo di padre in figlio. Quale il trailer lo svela circa al secondo 0,10, io ho preferito scoprirlo sul momento.

Rispetto però ai suoi lavori precedenti il regista porta sul grande schermo un’opera più matura.
Questione di tempo è una commedia a tutto tondo, in cui trovano spazio sia il riso (umorismo tipicamente British meraviglioso) che il pianto; la dolcezza quanto gli schiaffi della vita.
E’ una storia da cui lasciarsi coinvolgere e uno spunto a partire dal quale riflettere.
Il cammino di Tim non è soltanto un percorso verso Mary (Rachel Mc Adams). E’ una lunga lezione pratica sul valore del tempo.
Un’opera completa. Di quelle che non sbancheranno agli Oscar ma che sono destinate a rimanere nel cuore dello spettatore.

La sceneggiatura è deliziosa, il film ha il giusto ritmo, gli attori sono bravi (standing ovation per Bill Nighy)…
Assolutamente, assolutamente, assolutamente da vedere.

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