Il racconto di Matheson era tutt’altra cosa, ma un punto in comune con la sceneggiatura di questo film (ben riuscito, direi) comunque c’è: Il popolo vuole una carneficina, sul ring. Perciò abolite tutte le regole, i codici di comportamento e di pura sportività della ‘nobile arte’e via con i cazzotti ‘robotici’ che fanno smaniare grandi e piccini. Il film mostra come l’umanità possa ridursi a una bella (mica tanto), sfegatata e quasi animalesca partecipazione negli spettacoli, sul ring, dove due macchine si prendono a botte talmente potenti (in proporzione) da far saltare circuiti, pezzi di metallo e teste (robotiche). All’interno di questo scenario, in puro stile ‘Amblin/buonista’ ruotano le vite di padre e figlio che, malgrado i fallimenti, gli allontanamenti, le riconciliazioni al solo scopo di avere del denaro in tasca per pagare i debiti, si ritrovano, combattono e vincono sul ring, come nella vita. Il vero tramite di tutto questo è lui: ‘Atom’,il robot da allenamento che diventa quasi umano in certe scene. Il combattimento finale sembra preso pari pari dai film di ‘Rocky’. Inevitabile, si potrebbe dire,ma anche no aggiungerei io, ma va bene lo stesso. Perchè tiene alta la tensione senza strafare. Così come non hanno strafatto gli effetti speciali, anzi, hanno dato una nota di colore (e non solo) a questa pellicola buonista, fin troppo. Forza robot, fate divertire gli umani a suon di sganassoni e che vinca…..quello meno smontato.

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