Non si può accettare il cinema di Garrone in chiave intrattenimento. Italiani brava gente, italiani chitarra, mandolino e cinepanettoni. Il nostro cinema vive di rendita sugli allori delle commedie a basso contenuto. Garrone ci ha presentato Gomorra, ci ha fatto passare la voglia di ridere e ci ha aperto gli occhi su una realtà tanto scomoda quanto vicina e tangibile. Reality è ancora più invasivo, probabilmente grazie al tema così vicino, così attuale: la scorciatoia verso la vita facile. Ringraziamo da un lato che il personaggio della storia sia Luciano, marito e padre di famiglia, piuttosto che un “Ciro”, ragazzo 20enne aggrappato al sogno del successo come ce ne sono tanti, troppi in questo paese. Da un lato. Perché un ragazzo, i sogni li vede passare con il passare degli anni. E sono come i treni, o si prendono o “vabbè”, rimbocchiamoci le maniche. Ma quando la malattia colpisce uno come Luciano è spietata, feroce, non lascia scampo. Il treno passa e trascina sotto. Niente rimboccarsi le maniche, niente seconda possibilità, niente di niente. La finestra aperta da Garrone su uno sfondo ingenuo come quello meridionale è cruda. Impossibile riconoscersi. Come in Gomorra. Realtà che sembrano lontane chilometri. E invece sono qua, vicine e tangibili.

Si parla di Luciano, pescivendolo napoletano carismatico, con numerosa famiglia sulle spalle. Tra piccole e truffe e piccoli desideri, capita che un giorno su spinta dei figli, partecipi per caso ad un provino per il Grande Fratello. Dal momento in cui comparirà davanti alle telecamere la sua vita non sarà più la stessa.

Matteo Garrone ritorna sugli schermi dopo aver sconvolto tutti con la trasposizione dell’opera magna di Saviano e lo fa senza stravolgere i suoi canoni offrendo un prodotto simile che tocca un’altra piaga del nostro paese. Non parliamo di film drammatico, né tantomeno di documentario. Garrone espone. Racconta la dura verità prendendo come campione un piccolo pezzo dello stivale. Il risultato non è semplice. Il film vive sul duplice tema che fa da filo conduttore sullo svolgimento: la bella vita e il meridione dalla cultura povera e dalle famiglie affiatate. Tra queste, c’è quella dei protagonisti, un cast sconosciuto per la maggior parte ma dall’efficacia straordinaria. Aniello Arena, su tutti, è una piacevolissima scoperta.

Reality non si rivolge allo spettatore in cerca di spensieratezza e curiosità. Richiama alla realtà in modo prepotente, spalanca gli occhi e colpisce nel profondo. E’ ora triste, ora sadico, ora illusorio. Da vedere.

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