the white lotus recensione
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Colonna sonora

Dal 30 agosto arriva su Sky e Now una delle serie più divertenti e disturbanti dell’anno: scritta dall’attore e sceneggiatore Mike White, The White Lotus è un altro esempio di come la pandemia abbia portato a realizzare serie ambientate in un’unica location, con conseguente grande attenzione a storia e personaggi.

In questo caso tutto si svolge in un lussuoso hotel delle Hawaii, dove la prima regola del personale è sorridere come se importasse davvero qualcosa dei ricchi ospiti. Un atteggiamento con cui non si fatica ad empatizzare, considerando i protagonisti della vicenda: c’è la coppia in luna di miele formata da un viziato cocco di mamma (Jake Lacy) e la bellissima moglie che sta cercando la sua strada (Alexandra Daddario); c’è la donna di mezza età venuta apposta sull’isola per spargere le ceneri dell’amata-odiata madre (Jennifer Coolidge); infine c’è una famiglia estremamente disfunzionale formata dalla madre di successo (Connie Britton), il padre alle prese con una crisi personale (Steve Zahn), una figlia “snob di sinistra” (la Sydney Sweeney di Euphoria) ed un figlio adolescente totalmente alienato.

Lo sguardo sugli ospiti è filtrato attraverso gli occhi di Armond (Murray Bartlett), manager del White Lotus vicino al punto di rottura, e il resto del personale dell’albergo. Sembrerebbe “solo” una commedia di satira sociale, non fosse che nel prologo si scopre che al termine di quella vacanza qualcuno morirà.

Mike White torna su un terreno già esplorato nel 2017 con Beatriz at Dinner, un dramedy ritenuto specchio dell’America trumpiana: bianca e ricca, snocciola razzismi ed estremismi en passant, senza rendersi conto dell’atteggiamento di pretesa superiorità che emana. Ora sono gli ospiti del White Lotus a incarnare questo spirito: la madre di famiglia è convinta che il figlio bianco ed etero sia il vero svantaggiato nella società di oggi, il neo sposo che potrebbe godersi la luna di miele passa tutto il tempo a lamentarsi perché non ha ricevuto la camera migliore e così via.

A questa ipocrisia sociale e malumore di classe si contrappongono due figure positive: la sorprendente Alexandra Daddario, a disagio nel ruolo di mogliettina mantenuta che dovrebbe mettere da parte sogni ed ambizioni, e l’adolescente Quinn, l’unico a godere indisturbato della quiete e di magnifici tramonti (ma solo perchè viene mandato a dormire in spiaggia dalla sorella, attenta ai sentimenti di tutte le razze e gender ma spietata col fratello). Il loro apporto controbilancia la sferzante satira sull’arroganza bianca che Mike White mette in luce con cinismo, ironizzando sul rinnovato fardello dell’uomo bianco citato nella controversa poesia di Rudyard Kipling.

C’è un evidente distacco tra quello che l’hotel dovrebbe rappresentare – il loto bianco è simbolo di perfezione, di purezza e di natura incontaminata – e come viene invece vissuto dai protagonisti: una discordanza resa tramite una scrittura brillante fatta di battute taglienti e surrealismo comico, una colonna sonora disturbante ed una fotografia cupa e grigia (persino le assolate Hawaii sono ammantate di nuvole).

La sfilza di momenti sgradevoli, vissuti con distacco e incoscienza da parte degli ospiti, è addirittura più interessante dell’elemento thriller che aleggia su tutta la serie: poco importa in fondo chi sia stato a morire al White Lotus, tutto quello che conta è sorridere come se ce ne importasse davvero.

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