Thunderbolts*: sei personaggi in cerca di redenzione. La recensione del film Marvel
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Thunderbolts*: sei personaggi in cerca di redenzione. La recensione del film Marvel

La squadra di anti-eroi ed ex villain è tornata nell'MCU, con un'avventura corale che sorprende per toni e temi

Thunderbolts*: sei personaggi in cerca di redenzione. La recensione del film Marvel

La squadra di anti-eroi ed ex villain è tornata nell'MCU, con un'avventura corale che sorprende per toni e temi

la recensione di thunderbolts*
PANORAMICA
Regia
Interpretazioni
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Colonna sonora

Due mesi e mezzo dopo l’uscita di Captain America: Brave New World e in attesa di tornare in sala per il grande colpo del 2025, ovvero I Fantastici Quattro: Gli Inizi, il Marvel Cinematic Universe fa una leggera deviazione sul percorso con un film pieno di personaggi già noti al pubblico (o almeno ai fedelissimi), ma con toni e temi per certi versi sorprendenti, in questa parte di universo cinematografico. Con Thunderbolts* la Casa delle Idee ci vuole parlare di depressione.

Al centro della scena ci sono una manciata di personaggi secondari, tutti anti-eroi e villain apparsi in diversi capitoli e fasi dell’MCU: la protagonista vera e propria è Yelena Belova (Florence Pugh), sorellastra di Natasha Romanoff introdotta in Black Widow per prendere il posto dell’eroina interpretata da Scarlett Johansson. Non è l’unica “brutta copia” presente in Thunderbolts*: John Walker aka U.S. Agent (The Falcon and the Winter Soldier), Bucky Barnes aka Soldato d’Inverno (il veterano del film) e Alexei Shostakov aka Red Guardian rappresentano tutti versioni fallite di Captain America, mentre Ghost e Taskmaster sono la quota extra per veri intenditori dell’MCU. 

Tutti quanti si ritrovano a condividere un obiettivo comune: sopravvivere. L’ormai ex datrice di lavoro Valentina Allegra de Fontaine (versione “discount” di Nick Fury) ha infatti intenzione di cancellare le tracce delle sue condotte criminali e li spinge ad eliminarsi l’un l’altro, ma il gruppo preferisce invece unire le forze per lasciarsi alle spalle quella vita. È così per Yelena Belova, John Walker, Ava Starr (villain di Ant-Man and the Wasp) e Antonia Dreykov (Black Widow), ma a loro si aggiunge anche Robert “Bob” Reynolds, all’apparenza innocuo ma chiamato ad assumere l’identità di Sentry, copia-incolla di Superman che nell’universo Marvel è però controbilanciato dalla presenza di un’entità oscura nota come Void.

La trama di Thunderbolts* non è sicuramente rivoluzionaria, anzi. Uno dei difetti di tutto questo luna park cinematografico è sempre stata la tendenza a mettere il pubblico di fronte a cattivi coi quali è molto facile empatizzare (Thanos compreso) e la cui possibilità di redenzione è sempre dietro l’angolo. Il gruppo al centro del nuovo film è lontano parente di quello presentato nei fumetti, dove incarna una squadra di villain intenzionati a fregare il Governo, non a redimersi e ritrovare la via giusta. Questa è invece la strada che sembrano voler percorrere Yelena e gli altri, cattivi perché segnati dal proprio passato, da errori e giudizi, intrappolati in una spirale di commiserazione. Ed è qui che i Marvel Studios si giocano la loro carta migliore da parecchio tempo a questa parte.

Thunderbolts* sfrutta al meglio la sua natura di film facente parte del Marvel Cinematic Universe ma non obbligatoriamente di passaggio come il recente Brave New World. Ha un’idea, un tema portante: parlare di depressione, di malattia mentale, di fallimento ma anche della necessità di perdonarsi. Ancora meglio, quello che rimane alla fine è un concetto molto moderno, opposto al più classico e ormai anacronistico machismo supereroistico: non bisogna più reprimere il malessere, i problemi e l’oscurità dentro ciascuno di noi, ma portarla alla luce e affrontarla per poterla elaborare, superare, con l’aiuto di altri se necessario. Una seduta di terapia in formato cinecomic, sostanzialmente.

Anche sotto questo punto di vista non si tratta di un tema che viene sviscerato in maniera particolarmente approfondita, ma coperto dal solito velo tragicomico che tuttavia rappresenta l’essenza stessa dei racconti Marvel, sia dei fumetti che dei film. Persone normali con problemi comuni, chiamati a imprese grandiose: vale per Spider-Man, per Captain America e persino per questi scapestrati anti-eroi che si sono macchiati di azioni ignobili e sangue. Non poteva che essere Sentry/Void il veicolo di questo tema, il supereroe dalla potenza di mille soli che esplodono, spesso rimasto in panchina proprio perché alle prese la presenza di una parte oscura altrettanto potente ma distruttrice da tenere a bada. Nello spazio di una storia fin troppo narrativamente condensato, Jack Schreier (regista non a caso di un’altra commedia dai temi cupi come Kidding – Il fantastico mondo di Mr. Pickles con Jim Carrey) sfrutta al meglio lo script del veterano Marvel Eric Pearson e soprattutto di Joanna Calo, che ha firmato altri racconti dal taglio simile come Bojack Horseman e The Bear, per restituire al pubblico un cinecomic sopra la media degli ultimi anni, perché più focalizzato su una singola idea attorno alla quale fare quadrato.

Thunderbolts* non avrà il fascino delle grandi occasioni (e i primi incassi lo stanno dimostrando: sono in linea con capitoli meno spettacolari come Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli o Eternals), ma fa il suo sporco lavoro. Restano dubbi sulla possibilità che questi personaggi possano rappresentare qualcosa di più di una variazione sul tema per il Marvel Cinematic Universe, ma per il momento si guadagnano comunque un posto nella breve ma schizofrenica storia di un franchise da sempre caratterizzato da luci e ombre – come loro, come tutti.

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