“RCL – Ridotte Capacità Lavorative” rischia d’essere “la gita fancazzista di un gruppo di artisti borghesi ospiti di un luogo alieno in primis a loro” (Francesco Alò), “un film molto brutto e lievemente fastidioso per come «usa» […] la situazione degli operai […pur di] dare la stura ai tormentoni di un comico a corto d’ispirazione” (Alberto Crespi), un “surrealismo civile” “barboso” da consunto “format […] anni Settanta” (Paola Casella). Sono lieto di dissentire su tutto: è una “poesia mordace” che, tramite lo “scatto di fantasia, l’iperbole satirica, il guizzo di indignazione”, si fa “garante di una de-strutturazione parodica […e] si prende gioco dei codici del documentario, denunciando e (di)mostrando in chiave leggera e accessibile il proibitivo sviluppo industriale” (Marzia Gandolfi). Cabarettistico quanto un Fo ispirato o il Ferreri grotteso, sagace e colmo di trovate non dimenticabili, schiettamente brutale nella (p)resa in diretta dello scontro fra poveri.

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