Epilogo a parte, la verbosità dell’origine letteraria non si traduc’in immagini, e la poetica del cineasta ripropone tematiche (omosessualità, droga, morte, complicat’intrecci amorosi) sempr’affogate nell’identic’artefatta pàtina melò nata già superata. S’aggiungono le frasette saputelle infarcite senza misura, cliché filmici com’il momento in cui vien’introdotta la coprotagonista, al cui passaggio da femme fatale le auto inchiodano, e pretenziose algide ridondanz’espressive, che fanno di “Rosso Istanbul” l’11esima tappa del ventennale insignificante lavoro di Özpetek.

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