VOTO: Bello sveglio fino alla fine del Gran Premio!

Non c’è dubbio che una volta la Formula 1 fosse uno degli sport più seguiti e affascinanti a livello mondiale, poi c è stata una progressiva ed inspiegabile diminuzione d’interesse da parte del pubblico, specialmente quello italiano. Vi faccio una domanda: “Avete mai provato a guardare un Gran Premio sulle reti Rai?” Tralasciando il fatto di avere anche solo avuto il coraggio di addentrarsi in uno dei 3 canali nazionali (vi ricordo che pagate 113 euro per vedere Carlo Conti), se la risposta è si, avete quasi risolto il rebus. I giri di pista del circuito uniti a quella regia farebbero addormentare anche uno che si è appena fatto una pera di adrenalina, addirittura Muciaccia e la colla vinilica di Art Attack hanno più ritmo. Onore al merito a Sky che da qualche mese ha preso in mano la situazione per far si che i film muti anni ’20 tornassero ad essere dei veri e propri GP (già in molti resistono abbondantemente oltre la partenza e i primi giri). Poi arriva un signore con pochi capelli, ancora rossicci come ai tempi in cui recitava in Happy Days, e con una sola parola fa riscoprire al mondo intero che cos’è la Formula 1: Rush.
Non è un’eruzione cutanea (brutti malati di serial sui dottori che non siete altro), bensì la nuova “corsa” del regista premio Oscar Ron Howard, alle prese questa volta con una delle rivalità automobilistiche, per non dire sportive, più incredibili di tutti i tempi. Stiamo parlando della grande competitività nata tra il pilota austriaco della Ferrari Niki Lauda(Daniel Bruhl – Bastardi Senza Gloria) e l’inglese della McLaren James Hunt (Chris Hemsworth – Thor), uno inquadrato, bruttino e metodico tanto da risultare quasi antipatico, l’altro, che avrebbe dovuto mostrare il tipico aplomb inglese, si presenta invece come un bello dannato, hippy, amante degli eccessi e nudo..molto nudo. Due personaggi agli antipodi, ma anche simili nel voler essere dei vincenti. Il loro storico duello arriva al culmine nella stagione del 1976. Lauda, a causa di un terribile incidente avvenuto sulla pista del Nurburgring che lo lascerà sfigurato in volto dalle ustioni, sarà costretto a ritirarsi lasciando spazio ad Hunt. Miracolosamente, dopo poche settimane di stop, il crucco dai denti a palettoni torna a combattere per la resa dei conti che si terrà nella finale mondiale alle pendici del monte Fuji (più che il clima del Giappone sembrano le campagne del pavese a novembre).
Howard non delude le aspettative, Rush è un film intenso ed emozionante in cui il vero valore non è la vittoria dei piloti, ma l’onore nella sconfitta (il famoso “perdere con stile”).
Il regista dipinge quegli anni ’70 con immagini meravigliose leggermente sgranate dai toni caldi e vintage, inoltre ricostruisce il periodo in modo piacevole e veloce nelle sue due ore. Monte Carlo, Enzo Ferrari, le sigarette in aereo, l’alcol, il sesso con crocerossine ed hostess bollenti, la droga, i piedi scalzi e ancora le camice con super colletti (mancava solo l’Avvocato), sono solamente il contorno alla bravura di quel manzo di Hemsworth (negli altri paesi li prendono belli e BRAVI, dovremmo imparare) e Daniel Bruhl. I due attori, oltre ad essere sorprendentemente somiglianti ai Lauda e Hunt originali, hanno ricreato perfettamente il clima di rivalità e amicizia basata sul rispetto e sul timore reciproco dei due piloti.
Il rebus iniziale quindi, non si esaurisce con il fatto che i ragazzi di The Blair Witch Project avrebbero diretto meglio della Rai i GP, ma è risolto da quello che rappresentano Lauda e Hunt, una storia di rivalità e prima di tutto uno show. Era divertente vedere questi che si prendevano a sportellate e litigavano per rischiare la vita su circuiti che sembravano più simili al Palio di Siena piuttosto che alle recenti piste a prova di urto. Terminati i Lauda/Hunt o gli Schumacher/Hakkinen e senza il brivido del rischio (rimasto forse ancora un po’ nel rally o nei campionati Superbike) la Formula 1 si spegne, le strategie non piacciono a nessuno. Oggi siamo arrivati al punto di gufare i piloti nella speranza di assistere a qualche autoscontro purché ci sia qualcosa da vedere. Nel ’76 un incidente come quello di Lauda era temuto da qualunque spettatore e la voglia di vederlo non avrebbe sfiorato la mente di nessuno. Riaccendete lo show! Non so, portate un pullman di brasiliane dal carnevale di Rio.
Il plauso va anche all’ormai Hollywoodiano Pierfrancesco Favino (World War Z, Angeli e Demoni, Acab) nei panni del ferrarista compagno di Lauda, Clay Regazzoni. Invece la super gnocca Olivia Wild (Tron: Legacy, Dr. House) è Suzy Miller, l’ex moglie di Hunt, venduta (si può ancora fare che voi sappiate?) a Richard Burton per una cifra immensa.
In Rush non c’è un buono da amare o un cattivo da odiare, c’è una grande storia appassionante e c’è la vera formula uno quindi..tutti in piedi sul divano!!

COSA HO IMPARATO (ATTENZIONE SPOILER)

-Mai andare in scena dopo un numero “così”

-Il Sesso è la colazione dei campioni

-La donna che fa autostop funziona sempre meglio

-Ron adesso mi spieghi cosa ci facevano due napoletani nelle campagne trentine? E’ puzza di italian clichè quella che sento?

-Quando sei triste, un bel disco strappa lacrime funziona sempre

-La Ferrari piace sempre di più

-Dietro ad un grande uomo, o in questo caso un piccolo topo, c’è sempre una grande donna

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