Badate bene! Non lasciate che il tema trattato vi precluda l’interesse. Non pensate di essere di fronte ad un semplice film a base di sport, biopic e aneddoti da dietro le quinte. “Rush” è molto, ma molto, più di questo. Siete avvisati, è un film di grande qualità.

C’era un tempo in cui la Formula 1 brillava di luce propria. Un tempo in cui cambiare una gomma in tre secondi era un’utopia e i fotografi, che non avevano obiettivi chilometrici, si stendevano nei prati a pochi metri dalle auto che sfrecciavano. Un tempo in cui la tecnologia era lontana anni luce ed era il pilota a fare la differenza. Era un altro mondo, un altro tempo. Il business c’era ma non ancora imponente come ad oggi. C’era la luce dei riflettori, la ribalta, ma anche, e soprattutto, la paura che ogni gara possa essere l’ultima. Siamo negli anni ’70, colpo d’occhio alla mano, il signor Ron Howard ha fatto proprio un bel lavoro.

In questa realtà fuori tempo si collocano James Hunt (Chris Hewsworth) e Niki Lauda (Daniel Bruhl) , cioè nomi, sport, storia. Una storia in particolare: quella del campionato del mondo 1976, quella che in una sola stagione racchiude un’eterna rivalità giocata a colpi bassi, rispetto e schermaglie. Il tutto sempre in punta di fioretto. E’ ben più lunga la storia dei due protagonisti che altro non possono essere che la perfetta nemesi l’uno dell’altro: un animale da palcoscenico Hunt, un freddo calcolatore meticoloso Lauda. Il diavolo e l’acqua santa, il giorno e la notte ma attenzione! entrambi spinti da un agonismo sportivo incredibile, una forza d’animo che una volta scesi in pista riesce ad isolarli dai loro piccoli grandi mondi. Che sia un campionato giovanile o quello che vale per il titolo di campione, il copione è sempre lo stesso: anche secondo ma prima dell’altro.

Magistrale il risultato di Rush. Howard ha il grande merito di raccontare un mito fuori tempo giocando su un terreno difficile quando le probabilità di finire fuori pista sono molto alte. Il colpo di genio è stato costruire il contorno della storia attorno alla rivalità dei due protagonisti. Sin dal primo fotogramma in scena si capisce che non siamo di fronte al film sempliciotto. Le ricostruzioni in digitale delle corse, l’atmosfera, il voice over, un sonoro dirompente, sono parte eccezionale del tutto. Pezzi occulti che compongono la perfezione della storia. La pellicola freme, ora rallenta, ora riparte. Nonostante la storia già scritta, è incredibile come la suspense tenga incollati alla poltrona fino alla fine. Si corre su un falso binario thriller, si scivola nel drammatico, viene mostrato, e molto bene, il pilota senza casco e guanti, ricordando che il mito si raggiunge partendo dalla condizione di uomo.

Chris Hemsworth e Daniel Bruhl meritano una nota a parte. Potremmo ricorrere ad un semplice “magnifici!” ma sarebbe davvero riduttivo. La somiglianza fisica è nulla in confronto alla messa in scena delle loro reali controparti. Bellissimo vederli lottare, fantastico vederli confrontarsi. Non c’è niente di più perfetto della loro contrapposizione per creare degli alter ego hollywoodiani. James Hunt è sregolato, folle, uno che ha per concetto di futuro l’oggi. Niki Lauda è la sua nemesi, puntiglioso, ferreo, viene dal privilegio ma è il primo a sporcarsi le mani di olio. La loro faida inizia presto, nelle formule minori da perfetti sconosciuti. Tra loro scocca qualcosa molto simile al classico colpo di fulmine, ovviamente meno incestuoso. Le corse in pista sono solo la punta dell’iceberg, quello che li anima è ben diverso e introspettivo: l’invidia. E’ solo, Lauda; che fastidio vedere quel belloccio di Hunt rimorchiare donna dopo donna con estrema facilità, svegliarsi in un letto e festeggiare fino all’alba! E per Hunt? Vede Lauda in un rapporto stabile, isolato ma rispettato, geniale, un uomo che si è fatto da sé. Forse è questa la vita vera e questo è il reciproco rimpianto di entrambi. E allo spettatore questo senso di vuoto insicuro viene trasmesso decisamente bene. Non solo gare, ma anche box.

Ne esce un film bellissimo, raccontato in modo sublime e coinvolgente. Guarderemo l’ascesa della leggenda senza mai schierarci ma restando defilati in ossequioso rispetto. La ricostruzione di Howard è impeccabile e la sceneggiatura, malgrado qualche fuoripista dovuto a esigenze di copione, fila liscia senza intoppi. C’è tanto in questo film che gira intorno al confronto di due uomini ma tutto quello che può sembrare banale è sotterrato dalla bravura dei due protagonisti e da una regia ferrea.

Voto: 4/5

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