Titolo: Rush Anno: 2013 Regia: Ron Howard Interpreti: Chris Hemsworth, Daniel Brühl, Olivia Wilde, Alexandra Maria Lara, Pierfrancesco Favino

Trama: James Hunt è un talentuoso pilota inglese di Formula 3 che non sembra avere rivali nel suo circuito, fin quando il pilota austriaco Niki Lauda, non esordisce nel circuito minore mostrandoglisi all’altezza, senza però riuscire a vincerlo. Tra i due si accende una forte rivalità scandita da due caratteri completamente opposti: Hunt è un affascinante e carismatico giovane scapestrato amante delle feste, mentre Lauda è un introverso stakanovista dedito alla sua professione. Giunti per vie traverse al circuito della Formula 1, nella stagione del 1975, Lauda si dimostra superiore aggiudicandosi il titolo di Campione del Mondo accompagnato dal team della Ferrari, e nella stagione del ’76, con Hunt affiancato al team McLaren, i due gareggiano per il titolo in un testa a testa che vede Lauda ancora una volta in vantaggio, un vantaggio che però rischia di essere vanificato a causa di un incidente a Nürburgring Nordschleife durante il Gran Premio di Germania, che costringe il pilota fuori dalle piste per più di quaranta giorni, lasciando modo all’eterno rivale di riguadagnare terreno. Al suo rientro nel circuito, il pilota austriaco, sfigurato dalle ustioni riportate nell’incidente, concorrerà nuovamente con Hunt per il titolo di campione fino al Gran Premio del Giappone ai piedi del monte Fuji, ultima gara della stagione. FINE

Narrazione su gradi differenti
Il film apre con un flash forward che racconta gli ultimi attimi che precedono l’inizio del gran premio di Germania, in cui Niki Lauda resterà vittima dell’incidente che lo costringerà ad allontanarsi dalle corse per più di un mese. La scena vede Niki Lauda narratore, e la rivalità tra i due viene subito scandita non solo dalla narrazione stessa, ma anche dalla decisione di Lauda di mantenere le stesse ruote tenute anche dal rivale. Un salto temporale all’indietro ci porta a sei anni prima e il testimone della narrazione passa al personaggio di James Hunt, che si limita però a presentarsi attraverso un rapido excursus del suo passato prima delle corse e della disapprovazione dei genitore per il suo mestiere di pilota; similarmente farà Niki Lauda nella sua prima comparsa nella principale linea temporale del film. Per il resto la narrazione rimarrà assente, eccezion fatta per le battute finali in cui la narrazione di Lauda (presumibilmente una ricostruzione delle testimonianze del vero ex-pilota austriaco sopravvissuto al collega) sembra riallacciarsi a quella che accompagnava il flash forward all’apertura del film. Queste due linee di narrazione da parte dei protagonisti non sembrano però amalgamarsi a dovere: – per fortuna presenti solo in pochi istanti – rischiano di disorientare lo spettatore trascinandolo fuori dall’altrimenti magnetica “rappresentazione del mito”, che ci aliena di buon grado dalla presenza dell’obbiettivo, ingannandoci, tanto da farci credere (e la somiglianza di Hemsworth e Brühl, rispettivamente ad Hunt e Lauda ci aiutano in questo) che questa ‘rivalità che rese i due pilota leggenda’, stia prendendo corpo davanti a noi per la prima volta, sensazione sempre apprezzabile in un film che seppur dotato di un forte referente storico, si presenta come un qualcosa a se stante. Il flash forward iniziale, purtroppo per sua stessa natura, compromette in parte quella piacevole sensazione di ‘ihc et nunc’ che va a crearsi per il resto del film nonostante un découpage fortemente hollywoodiano: anche se le dinamiche dell’incidente – punto di svolta del film – fossero ben note ai più in quanto fatto storico, e largamente anticipate ai meno conseguentemente alla visione dei trailer, sarebbe stato più apprezzabile trattarle come parte integrante di un colpo di scena certamente in grado di ribaltare i pronostici. Seppure il film(come testimonia la durata), si riserba di dare tanto spazio alla vita privata dei due piloti quasi quanto a quella in pista, questa non passa del tutto inosservata, ma più sottotono di quanto forse non si volesse, dal momento che i due piloti, ossessionati l’uno dall’altro, non sembrano mai mettere in secondo piano il mondo delle corse, anche se nel complesso, questo è più vero per Hunt che per Lauda.

Co-protagonista d’eccezione
Seppure Niki Lauda e James Hunt siano da riconoscere come indiscussi protagonisti, un co-protagonista di rilievo salta certamente all’occhio in seguito all’attenzione che il regista vi pone: la macchina. A fare l’esito di una corsa, come è noto, non è soltanto il pilota, ma anche il veicolo di cui dispone, e questo non viene scandito solo dalle specifiche del mezzo pretese da Lauda e abbaiate al suo team(atte a loro volta a scandire l’ingegnosità del pilota nel ‘modifcare la macchina’), ma anche dalle numerose inquadrature (create o meno in ambiente virtuale) dedicate ai dettagli del motore, della carrozzeria, delle ruote e delle giunture dello scheletro della macchina. Ron Howard costruisce una vera e propria poesia del motore, che potrà certamente far vibrare le corde emotive di appassionati ed intenditori, e interessare al tempo stesso lo spettatore più avulso. Durante le corse le sensazioni del pilota e le condizioni della macchina, vengono accostate in un montaggio parallelo che mostra la determinazione del pilota e la prontezza del motore; lo sforzo fisico di Lauda e le giunture del mezzo messe sotto sforzo dalle manovre; la stanchezza di Hunt e l’usura delle sue ruote. In conclusione sentimenti del pilota e condizioni della macchina si uniscono in una corale resa del focus della scena.

Chris e Daniel
Chris Hemsworth e Daniel Brühl, due attori le cui carriere hanno avuto percorsi differenti: il primo raggiunge la fama soprattutto grazie al ruolo di Thor in più di un film del filone cinematografico mainstream Marveliano, il secondo si fa strada in un circuito più di nicchia, acquisendo una certa notorietà con Good Bye Lenin! e lavorando in seguito con Quentin Tarantino in Inglourious Basterds. Hemsworth, di fronte ad un ruolo più maturo e complesso non manca di stare al passo con il ruolo affidatogli mostrando un’effettiva crescita personale. Certamente il personaggio di James Hunt gli calza a pennello – non solo per l’aspetto fisico ma anche per la fama di seduttore -, ma la competenza dell’attore nella sua interpretazione è da sottolinearsi nelle declinazioni più frequenti di carismatico ‘bambino cattivo’ e quelle più sporadiche che mostrano il rispetto (e non solo l’astio)nei confronti del suo rivale; declinazioni che sfociano in un fair play inizialmente inaspettato, mai troppo banale e nel complesso mai sopra le righe di quanto lo sviluppo della relazione tra i due faccia intendere. Un Brühl estremamente meticoloso nella rappresentazione del personaggio di Niki Lauda: si palesa un dichiarato intento a riprodurre nella maniera più fedele possibile non solo il carattere del pilota austriaco ma anche le sue movenze, le sue gestualità, il suo modo di parlare. Ne consegue un’ottima interpretazione che però – seppur raramente, sia chiaro –sembra a volte una pantomima tanto estrema da far apparire Lauda ingenuo, aggettivo poco in linea con un personaggio che per la maggior parte del film risulta altresì provveduto.

Nota italiana
Ferrari, Clay Ragazzoni, paesaggi dello stivale. In quanto italiani non si può non sorridere di fronte ad uno dei marchi che rende il Bel Paese noto il tutto il mondo: la Ferrari. E ancora di più si può sorridere quando un ruolo, anche se non del tutto centrale, viene affidato a Pierfrancesco Favino, che interpreta il pilota del team Ferrari Clay Ragazzoni. Purtroppo qui in Italia il film vede Ragazzoni ridoppiato dall’attore che lo interpreta, e questo lascia di tanto in tanto qualche asincronia tra voce e labiale, ma non mette in dubbio la bravura di Favino, e fa rimanere fieri della presenza italiana in una produzione hollywoodiana di tali dimensioni.

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