Scialla è una rappresentazione allegra e molto riuscita che racconta tanti aspetti problematici della nostra attualità. Il rapporto generazionale tra padri e figli è il più evidente, ma è solo un aspetto di un tema più generale che è il rapporto tra presente e passato. Uno dei simboli nel film è appunto Enea che porta sulle sue spalle il padre Anchise.
Si tratta di un’immagine simbolo che il padre (nel film Fabrizio Bentivoglio) cerca di spiegare al figlio in vista di un interrogazione scolastica, mentre il figlio sembra non capire fino in fondo il significato finché la storia non lo metterà nella condizione di portare in salvo sulle proprie spalle il padre.
Il mito di Enea non è casuale, e non è marginale nel film; ci ricorda come il passato sia una parte di noi e non qualcosa di separato da noi, qualcosa di cui non si deve sentire il peso, ma il valore aggiunto. E il film ci ricorda quanto questa evidenza sia disattesa dai fatti nella realtà che viviamo. Ma anche come le nuove generazioni non siano impermeabili al suo significato se qualcuno si adoperasse per contrastare la deriva culturale nel quale anche le nuove generazioni sono trascinate per forza di cose.
Il film ci offre anche altri volti dell’ignoranza del nostro paese. Per esempio la casa editrice che pubblica le memorie di una pornostar, mentre lo scrittore di professione deve umiliarsi offrendo la sua scrittura anonima alla pornostar che non è in grado di scrivere la sua autobiografia. E’ l’immagine dell’Editoria italiana.
E il boss malavitoso che cerca di affinare la sua sensibilità artistica, senza essere sfiorato dal problema etico della brutalità delle sue imprese, rappresenta forse il volto più feroce e grottesco di questo paese.

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