Nell’oceano di commedie in cui naviga il cinema italiano in questo periodo, veleggia spedita la coppia Cortellesi/Bova che ritorna a recitare insieme dopo il buon esito di “Nessuno mi può giudicare”. La commedia in questione è quella del regista Riccardo Milani (Benvenuto presidente!), che cerca di dare il giusto peso al lavoro ed al talento di donne/architetto, molto spesso bistrattate o lasciate nell’ombra di personaggi maschili poco inclini a partorire idee geniali e innovative come le donne in questione. Il film è divertente e scorre veloce, senza pause, attivo nel denunciare questo abuso ricorrente e quasi “normale” in Italia, che si discosta da ciò che succede, invece, all’estero, ed in particolar modo a Londra, dove vede la nostra protagonista Serena (Paola Cortellesi) ricoprire un ruolo primario, impartendo anche direttive, come giusto che sia, a uomini di grado e titolo inferiore a lei. Purtroppo la nostalgia per l’Italia e forse un pizzico di risentimento e di orgoglio nel voler dimostrare il proprio valore anche nel proprio paese la spingono a tornare. Nonostante Serena sia una donna caparbia e piena di estro, oltre ad avere una laurea con master di ogni tipo e per giunta un’esperienza all’estero di tutto rilievo, è costretta, dopo il suo ritorno a Roma, ad una vita di sacrifici e ruoli di comparsa. Ad affiancarla nella sua lotta all’emarginazione della donna in carriera, c’è Francesco, alias Raoul Bova, un ristoratore omosessuale con un matrimonio alle spalle ed un figlio che non conosce ancora la verità sul padre. Francesco, tra eccentricità e gestione familiare si presterà, sotto la richiesta assidua di Serena, a presentarsi come il fautore del suo progetto, che consiste nella riqualificazione di un complesso di palazzoni nella periferia romana. La figura del datore di lavoro è interpretata da Ennio Fantastichini, che recita la parte del dott. Ripamonti, un uomo molto ricco che non riesce a fare un passo senza l’aiuto dell’instancabile Michela (Lunetta Savino), la quale sfrutta tutte le sue abilità al servizio di un uomo incapace di dirigere un’azienda. Il progetto del “chilometro verde”, menzionato nel film, è un lavoro che esiste realmente ed appartiene a Guendalina Salimei, la quale nel 2008 vinse un concorso di progettazione lanciato dall’Ater di Roma; nel suo palmarès cogliamo una laurea in architettura, la fondazione del T studio ed una cattedra presso la facoltà di architettura della Sapienza di Roma, oltre alla realizzazione di numerosi progetti in Italia e all’estero. La visione del film sul problema è molto cinica ed oserei dire anche abbastanza reale, nonostante il tutto sia condito con il solito humour frizzante e leggero della Cortellesi, ma per certi aspetti l’Italia è un paese molto indietro per quel che concerne la meritocrazia (questa entità misteriosa). Ciononostante credo che la figura della Salimei possa essere vista come un incentivo in più da tutte quelle donne che hanno intrapreso o hanno intenzione di intraprendere il lavoro di architetto, dimostrando che la voglia e la passione che divampano dentro ognuna di loro, unite alla bravura e alla bellezza di un’ intelligenza incantevole, possa vederle, un giorno non troppo lontano, sorseggiare dello champagne in cima ad un grattacielo che porta il loro nome.

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