Nonostante l'”afflato filosofico del tema”, su RT il film ha ottenuto il 20%, media voto 4,6/10, giudizio: “‘Self/less’ vant’una premessa potenziale ricca, ma con essa combina frustrantemente poco, accontentandosi d’un’azione poco brillante a scapito d’idee interessanti.” Il rating dello staff d’IMDb è 5,6 (http://www.imdb.com/title/tt2140379/ratings). Il flop al box-office è spaventoso, poco più della metà del budget (16,1 milioni di dollar’incassati su 26 investiti). Poi l’ho visto e mi son’allontanato dal coro delle stroncature. Sì, il twist arriva già dopo 32 minuti ed è anticipat’e prevedibile come una telefonata satellitare dall’altro capo del mondo, e concordo con chi sottolinea come “quand’un uomo d’affari, presentatoci per molto scafato, non si pone ovvi problemi davanti a ciò che gli viene proposto, già si tentenna. Quand’altri protagonisti non sembrano più di tanto stupiti né di catastrofi né di rivelazioni iperboliche, cominciamo a pensare di gettare la spugna.” Transumanesimo, “shedding” (muta, cambiamento), problem’identitario alla “Face/Off” (1997) sono ridotti a pretesto per un action/thriller che, sulla falsariga dello sdoppiamento Damian Hale/Mark Bitwell, è a sua volta una pellicola schizofrenica. Tuttavia non ho percepito crolli di ritm’o cali di tensione poiché non avevo idea di come si sarebbe potuto risolvere l’intreccio, il che m’è bastato a sufficienza per rimanere desto, attento, interessato sino all’epilogo melò. Avrei preferito finali diversi, ma qui non si sta parlando di capolavoro. Però nemmeno di completa spazzatura.

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