“Sicario” è 3° nella lista dei “Top 10 Movies of 2015” per IMDb (https://www.imdb.com/best-of/top-movies-of-2015). E poiché trovo ripugnanti anche gl’altri 9 film, colgo l’occasione per un discorso generale e cumulativo. Nel ’79 Lyotard descrisse la nostr’epoca come quella d’un’inedita crisi dovut’al disincanto e alla disillusione verso qualunque ideologica filosofia della storia, religiosa, politica o scientifica, ribattezzata col neologismo di “metanarrazioni” (“grands récits”, “métarécits”). Purtroppo non si fermò all’analisi m’aggiunse una proposta ch’anzitutto restav’ideologica, e peggio ancora era una soluzione che di fatto non risolveva alcunché bensì incistav’ulteriormente il problem’individuato. Oltr’al confronto d’Heidegger con Nietzsche nel testo del 1961, e prima dell’edizione critica curata da Colli e Montinari, è stata la “Nietzsche-Renaissance” dei francesi a sdoganare e riabilitar’il discusso “filosofo di destra” (cf. Maurizio Ferraris, “Nietzsche e la filosofia del Novecento”, infra). Lyotard era tra costoro (cf. Giovanni Fornero, Salvatore Tassinari, “Le filosofie del Novecento”, vol. 2, p. 1156: https://books.google.it/books?id=mWQtm3AJO5YC&pg=PA1156&dq=%22Gilles+Deleuze,+Michel+Foucault,+Jacques+Derrida,+Jean-Francois+Lyotard%22%22Nietzsche-Renaissance%22) e nel ’79 sostenne il rimedio nietzscheano d’un transito dall’arte di denuncia all’arte della rinuncia: “nichilismo attivo”, ma pur sempre immanent’e materialistico vitalismo nichilista (cf. https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:O-jJTzEzdXAJ:www.filosofico.net/nietzsche.html+%22Nichilismo+attivo%22%22vitalistico+,+volto+all%27esaltazione+della+vita+e+dell%27irrazionalismo+che+la+contraddistingue%22%22attivo,+caratterizzato+da+un+radicale+immanentismo%22%22Il+superuomo+sar%E0%22%22fedele+alla+terra%22%22alla+propria+natura+corporea+e+materiale%22), ossia fatalistica e compiaciut’arrendevolezz’allo status quo (“amor fati”: https://www.google.it/search?num=100&biw=1440&bih=711&tbm=bks&q=inauthor:%22Friedrich+W.+Nietzsche%22%22amor+fati%22). La fenomenologica descrizione del “malheur” fu spurgata da critiche, accuse, condanne per diventar’autindulgent’e fine a se stessa. “Life surfing”, “survival strategy”, “carpe diem”, “panem et circenses”, insomma la solita gestion’epicurea, oraziana, giovenalesca di precarietà e finitudine. Davvero rivoluzionario. E guai a chi se ne discosta cercand’una forma di postmodernità alternativa e più ambiziosa. A questo nichilismo lyotardiano si son’adeguate la letteratura postmoderna statunitense (Cormac McCarthy e Don DeLillo, due dei “magnifici quattro” d’Harold Bloom insiem’a Thomas Pynchon e Philip Roth (https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:4ycDEWavCsUJ:www.boston.com/news/globe/editorial_opinion/oped/articles/2003/09/24/dumbing_down_american_readers/+%22Cormac+McCarthy%22%22Thomas+Pynchon%22%22Don+DeLillo%22%22Philip+Roth%22; font’italiana: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/12/11/harold-bloom.html) e le sue trasposizioni cinematografiche, nonché le opere che da Scorsese e Tarantino giungono sin’all’appunto recente Denis Villeneuve di “Sicario”. Pure l’imperversante filmografia marvel/stanleeana propin’un oltreomismo da vittorie di Pirro o peggi’ancora di Sisifo, supereroi che, risolt’un problema, poi ne devono sempr’affrontare un altro più grande rinviando la resa dei conti definitiv’al sequel già programmato dal franchise. Il cinema s’è ridotto a funzione consolatoria: se non a semplice intratteniment’evasivo, comunque a impegno, sussistenza e assistenza da Caritas laica verso le difficoltà sociali, economich’e politiche. Le commedie odierne sono solo gare di sballo che devono “spaccare” (cit.), e non poiché sia andato perduto l’urlo d’angoscia munchiano di trent’anni fa (“Fuori Orario”, 1985), bensì al contrario poiché s’è constatata la perdurante inefficacia di quella consapevolezza esistenziale. Al che il ruolo del divertimento s’è ribaltato: da grido d’allarme a rimedio per l’allarme stesso.

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