SIN CITY – UNA DONNA PER CUI UCCIDERE

Torna Sin City dopo quasi dieci anni, col suo immaginario di violenza grafica e di anime dimenticate da Dio.
L’impressione di tale opera è che il fattore novità, ormai sfumato, lasci comunque un impatto visivo potentissimo ai nostri occhi -e non parlo delle tette di Eva Green, ma del gioco di B/N e delle inquadrature che danno letteralmente vita alle tavole di Miller.
Il problema di fondo è un altro: le storie e la gestione dei personaggi lascia davvero a desiderare, con un Marv ridotto alla funzione di compagnone psicopatico per tutti gli amichetti della città e una Nancy/Alba davvero poco interessante nella sua evoluzione da triste stripper a violenta vendicatrice (e un Willis presente giusto per lo stipendio non aiuta).
Quanto alla storia che dà il nome al film, Eva Green è la regina indiscussa per talento e bellezza, capace dare una presenza femminile importante e ben oltre la sola nudità.
E’ però l’episodio di Lewitt il più interessante: forse perchè con nuovi volti di Sin City, o forse perchè manifesta appieno l’anima nera della città, in cui non c’è speranza per volti puliti e non avezzi al suo marciume…

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