RECENSIONE “SINISTER” (2012)
Ormai da anni, il cinema horror non riesce piu’ a sfornare film che sorprendano e spaventino per davvero. La pretesa di Sinister, film a basso budjet del 2012 diretto da Scott Derrickson, era dunque di riportare in auge un genere che ha sempre affascinato il pubblico in tutto il mondo. E per fare cio’, ha puntato sulla suspense che ha reso grandi e leggendari i film horror asiatici, il mitico Shining di Kubrick e i cult del nostro Dario Argento. Rinunciando, quindi, alle orge di sangue a cui il cinema contemporaneo ci ha abituati e inserendo elementi gia’ visti e rivisti ma che mescolati bene, avrebbero potuto rendere il film perfino un capolavoro del genere. Cosa che purtroppo non e’ avvenuta. Il tentativo del regista di accrescere la tensione ha reso il film troppo ripetitivo, provocando l’effetto opposto. Gia’ a meta’film, infatti, non e’ difficile prevedere cosa succedera’ in seguito e di conseguenza, ci si aspetterebbe un colpo di scena improvviso o uno sviluppo piu’ appassionante. Il finale,invece, inverosimile e banale, rende inutile l’intero progetto. La scelta di girarlo adoperando una fotografia oscura crea certamente tensione ed atmosfera ma con l’evolversi della storia, il fatto che il protagonista continui a vagare nell’oscurita’ di casa sua nonostante le cose si mettano male per lui e la sua famiglia, diviene ridicolo e fuori luogo. Il film comunque ci regala alcune sequenze di terrore e ansia e la fantastica regia e l’interpretazione di Ethan Hawke convalidano il biglietto. Il film e’piacevole da vedere ma visto il potenziale, è veramente un peccato. VOTO 6,5

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