Ridley Scott è un pò il papà della fantascienza cinematografica. Facile pensare che basti la sua firma per trasformare ogni soggetto in oro. Eppure, alla soglia degli 80 anni, il regista britannico è riuscito per l’ennesima volta a confezionare una pellicola di qualità, priva della complicata comprensione che predecessori quali Gravity e Interstellar ne avevano fatto le basi del loro successo.

“The Martian – Il sopravvissuto” è un film a due facce, scandito da una sceneggiatura ora drammatica, ora commedia, che si lascia catturare per la semplicità con cui tratta il tema. Nessun concetto metafisico oppure “astrotecnico”, la trama è quella che si presenta: Mark Whatney è un astronauta della NASA che viene abbandonato dal resto dell’equipaggio in seguito ad una bufera di vento che ha compromesso la loro missione sul pianeta Marte. Creduto morto, riuscirà invece a sopravvivere ingegnandosi, con le sue competenze da botanico, in modo da poter allungare la sua esistenza fino alla prossima missione che la NASA ha in programma in un futuro non proprio imminente.

Se Cuaròn con Gravity aveva focalizzato in maniera agghiacciante il terrore dell’ignoto, Ridley Scott lascia al pianeta rosso “solo” il secondo piano, preferendo concentrare l’attenzione sullo stesso Watney e sulla sua ferrea determinazione a sopravvivere senza lasciarsi prendere dallo sconforto (si parla di anni di solitudine). Una chiave decisamente ottimistica, quasi a dire “peggio di cosi non può andare, tanto vale rimboccarsi le maniche e provarci!”.
E proprio su queste semplici fondamenta “The Martian” trova la sua dimensione, leggera e quasi canzonatoria, ottimamente trascinato da un Matt Damon in gran forma, bravissimo a reggere (è proprio il caso di dirlo) da solo l’intera scena per lunghi tratti. Il deserto marziano che Scott immagina è desolante, non affonda le radici in profondità sull’extraterreno ma resta un nemico invisibile e poco collaborativo. La speranza emerge pian piano, sempre più forte, sempre più palpabile. Se d’altronde bastano un pò di semi e del concime per coltivare sulla Terra perchè non dovrebbe funzionare anche su Marte?

La colonna sonora personale del capitano Miller (Jessica Chastain, assieme a Damon già vista proprio in Interstellar!) è datata e monotona, ma stempera la tensione in più occasioni. La componente thriller è lasciata a milioni di chilometri di distanza, al centro NASA dove le operazioni di recupero incontrano problematiche di ogni tipo, tecniche e morali, prossime a sforare nel divertissement. Scott schiaccia sul pedale nella seconda parte di film, spingendo l’istinto di sopravvivenza all’appuntamento con lo sci-fi vero e proprio, rischiando qualche eccesso di libertà che sembra quasi stravolgere l’atmosfera più pacata e ragionata della prima metà.

Ma “The Martian” non riesce del tutto a farsi prendere sul serio e forse è questo il suo punto di forza. Illumina la sopravvivenza con un acerbo realismo, riesce a divertire e rabbrividire in un cambio di scena. Non ha le pretese dei suoi già citati predecessori ma riesce a funzionare senza ricorrere a grandi espedienti, un piccolo “escamotage” che accontenta un pò tutti.

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