Prima di tutto ci tengo a dire che l’Uomo di Marte non l’ho letto e non lo farò, quindi giudico la pellicola in quanto film di fantascienza.

Mi è piaciuto The Martian? Sì, ma con alcune riserve.

La storia di base è nota praticamente a tutti prima ancora di andare in sala: Matt Damon interpreta uno scienziato che accidentalmente si ritrova solo sul pianeta rosso, dato per morto dal resto dell’equipaggio, che se ne riparte bellamente per casa.

Spoiler: non lo è; Il simpatico botanico dovrà spendere anni in totale solitudine, cercando di sopravvivere in un pianeta con scarsissime razioni, e privo di acqua (no, il libro non è stato scritto il mese scorso).

E indubbio che il film porti alla mente diverse altre pellicole, con il cast che certo non aiuta: La Chastain e Damon sono comparsi addirittura nel recente sci-fi Interstellar, e Damon stesso oltre a essere un sopravvisuto in quel film, è il Ryan soldato del celebre film di guerra imperniato sul suo salvataggio… dove c’era Tom Hanks, il protagonsita di Cast Away. E non è forse the Martian una specie di Cast Away, in un altro pianeta, con una telecamera invece di un pallone a salvare la salute mentale del protagonista?

Sto divagando; una cosa che invece piacevolemente diverge da i film di fantascienza recenti (almeno per ambientazioni e tematiche, Interstellar e Gravity sono un riferimento) è il tono decisamente lontano dal drammatico ed epico, forse a riprova del fatto che abbiamo di fronte sì uno scienziato astronauta, ma di certo non un eroe, quanto un uomo bravo nel suo lavoro e che fa cose razionalmente necessarie per la sopravvivenza, più che atti indomiti basati sul coraggio.

Purtroppo il tono ironico, giustificato dal carattere del nostro marziano, è abusato anche sulla terra, con scene francamente fuori luogo (le teorie sul drammatico salvataggio di un uomo lontano mln di Km da casa spiegate con oggetti da cancelleria e onomatopee, per dirne una).

In definitiva, The Martian è un film ben fatto, scientificamente credibile, girato da uno Scott che sa stare al suo posto -cosa non banale in questa fase della sua carriera-, che sento di consigliare.

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