Il divertimento vero inizia dop’il film, leggendo comment’e recensioni che vanno dagl’osanna per un presunto “Ridley resuscitato” alle critiche pungenti per i più disparati motivi. Analisi comparative da Crusoe all’Odissea, da “Cast Away” a “Guardiani della Galassia”, dal “soldato Ryan” ad “Apollo 13”, da “Gravity” a “Interstellar”, dalle precedent’opere sci-fi del regist’a tutt’i film ambientati sul pianeta ross’e al mito western della frontiera. Ritm’e montaggio accelerano sin’a 12g per insabbiare, a proposito di pianeta-deserto, il progressiv’accumulo d’implausibilità e inverosimiglianze, si camuffa da blockbuster disimpegnato quand’invece la chiusa con la lectio mattdamoniana spieg’ai distratti ciò ch’era già stat’esplicit(at)o per 140 minuti: epopea del survival quotidiano, qui & ora sulla terra, partendo dalla volontà di (soprav)vivere affrontando l’improba, problematicissima difficoltà dell’esistenza, l’unico reale nemico con cui “duellare” attimo per attimo (“Questo è lo spazio, e non collabora”, “It’s space. It doesn’t cooperate”) usando lo stratagemma della scomposizion’in tanti piccoli pezzi da risolvere un’alla volta. Vi suona familiare? E certo: da quasi 2000 anni si trova scritto in Matteo 6, 34 (“Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena”: http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Matteo+6,+34). Siete sopravvissuti a “The Martian”? Roba da “Iron Man” (cit.).

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