“SpiderMan. Homecoming“ (id., 2017) è il terzo lungometraggio del regista statunitense Jon Watts.
Ecco che al caldo imperante fuori il prodotto blockbuster è l’unico refrigerio dentro per passare oltre due ore senza ansie e un bicchiere d’acqua che con leggerezza passa oltre.
Si ricomincia da capo (o quasi) per un ‘uomo ragno’ che non vuole fermarsi e rientra in gioco con una nuova produzione ‘Columbia-Sony-Marvel’: pomposità e allegria si arruolano insieme con caparbietà.
Film che arriva come nuovo inizio della ‘saga’: dopo cinque pellicole negli ultimi tre lustri ecco uno nuovo con diversità d’intenti e furbizia per un nuovo pubblico da accalappiare (le multisale gongolano all’arrivo esuberante di adolescenti con bibita e pop-corn da acquistare…e qualche cinema fa promozione con biglietto tutto incluso…).
Una High-School rinnovata e viva tra adolescenti, finti adulti, supereroi da crescere e amicizie trastullanti. Ecco che il miscuglio preparato arride al pubblico presente: molti si divertono e ridono. Non so perché (a me sembra pura furberia gocciolante e piena di fili) a me il riso non viene e dopo un’ora (spezzano il film per un secondo cibo per chi vuole) mi sto annoiando.

Il film ha un incipit per prepararci e poi sul più bello (almeno per chi scrive) per uno sviluppo dell’antefatto si passa a otto anni dopo … per avere in prima fila il logo Marvel. E da qui il quindicenne Peter Parker ha dalla sua (lui che vuole essere grande, che ha voglia di diventare qualcuno) una possibilità da sfruttare quella di indossare un supercostume con poteri molto particolari. C’è Tony Stark come Iron Man che interviene in suo aiuto alla bisogna per rimproverarlo, rincuorarlo e buttarlo nella (grande) mischia ‘marvel-iana’. La Sony a fianco ha le lacrime agli occhi.
Una pellicola che alcuni meriti: ringiovanire il pubblico (anche quello anta) per seguiti già annunciati (‘to be continued’), ricaricare le pile dell’autoironia, fingere che l’eroe è uno di noi, ammaliare con peripezie cartonate, rincuorare il selfie in noi tutti (ma non proprio tutti) e salvarci prima dell’arrivo dei soccorsi (arrivano sempre in ritardo…chi sa….).
Ma ecco invece i demeriti della stessa (che possono essere per qualcuno meriti ma che non agevolano la freschezza): linguaggi ridondanti e poco efficaci, lungaggini e velleità artistiche, incontri soporiferi e spenti, ironia adolescenziale schietta ma piatta, ripetitività di volti e schemi, furbizie di megatitoli con seguiti e ‘captain’ finale, uno spot continuo e un gioco copia-incolla. Insomma centotrentatre minuti sono eccessivi, lunghi e, alquanto, inutili. Il viso di Tom Holland cerca l’infantilismo e il primo approccio costantemente, l’amico di scorta insegue le sue scorribande e quello di un primo incontro da ‘marchiare’: tutto ‘political correct’, tra colori della pelle, istrioni fasulli e facili robot.
Partendo dal passato e dal college tv, il film si orienta verso la semplice confidenza che si da ad un amico (spettatore) per farlo tornare completamente bambino e farlo sorridere (si spera ridere) con un ‘refrain’ immagini di film ‘una pazza giornata di vacanza’ (pensando alle ‘buche’ dello studente non modello Peter); solo che qui l’impazzimento è godibile ma tende sempre verso il basso comune, semplice e non velleitario. E tra Peter e Michelle non si arriva mai al dunque per di più il ragazzo-ragno scopre che il suo nemico acerrimo ‘avvoltoio’ abita dalle parti della ragazza. Che dire, una sorpresa per lasciare ammutolito il pubblico e sparare le ‘cartucce’ del buonismo negli ultimi trenta minuti.
I titoli di coda si consigliano sempre (non finiscono veramente mai…) per avere l’ultimo quadro immagine del Nostro ‘Captain America’ che ammicca e gelosamente ci aspetta per le prossime uscite. Un ’ritorno a casa’ senza sbandamenti: vi aspettiamo!
Divertimento opzionale a parte si esce senza nessun ricordo e un ritorno a casa nonostante il caldo serale.
Tom Holland (Peter e Spider Man) ci mette del suo, Michael Keaton (Adrian/avvoltoio) è oramai fissato sui voli (non è meglio cambiare tiro), Robert Dowen Jr. (Tony/Iron Man) sta ancora cercando la strada per qualche film che non arriva.
Regia super giovanilistica.
Voto: 5/10.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Vai al Film