A long time ago in a galaxy far, far away..
Certi film sognano in grande e cambiano la storia del cinema, non invecchiano anche se sono usciti negli anni ’70, creano un universo che influenza la cultura e attraversa le generazioni, rinnovandosi e ampliandosi senza aver paura di dissiparsi. Star Wars è questo e molto di più, George Lucas ha avuto l’ardire di credere fino in fondo nella propria visione e ha creato il mito contemporaneo.
Per me, che ho conosciuto gli originali solo attraverso le videocassette e ho assistito alla nuova trilogia durante gli anni dell’adolescenza con rinnovata aspettativa, quella fanfara iniziale e le scritte gialle che scorrono verso l’alto nello spazio danno sempre un’emozione potente.
Quando negli anni ’90 il regista, ispirato dai passi in avanti compiuti dalla tecnologia applicata agli effetti speciali, ha deciso di rimettere mano alla propria epopea spaziale, tutti i “nerd” allora già coscienti delle vie della Forza hanno improvvisamente avuto la nuova speranza di rivedere sullo schermo i volti familiari di Luke, Leia e Han Solo e scoprire cosa era loro successo dopo la vittoria della ribellione contro l’impero ne “Il Ritorno dello Jedi”.
Poi però Lucas ha realizzato la trilogia “prequel” per narrare la caduta verso il lato oscuro di Anakin Skywalker e le origini di Darth Vader, allo stesso tempo scombussolando la numerazione degli episodi e deludendo alcuni fan per via del piglio meno scanzonato della storia e l’uso smodato di effetti digitali su fondo verde che smarrivano il gusto inventivo e pionieristico dei primi tre film.
Dopo l’episodio III “La Vendetta dei Sith” del 2005, il creatore ha gettato la spugna e dichiarato che l’universo di Star Wars si sarebbe fermato a sei film.
Un paio di anni fa però, a sorpresa, il colosso Disney ha fagocitato a colpi di milioni di dollari anche la Lucasfilm e comprato in blocco tutti i diritti della saga, svelando da subito l’intenzione di girare un settimo episodio e riprendere il filo della storia trent’anni dopo, riportando sullo schermo gli interpreti originali.
Nonostante qualche dubbio iniziale su come la casa di Topolino avrebbe trattato il materiale cinematografico considerato sacro da legioni di fan intransigenti in tutto il globo, l’occasione è comunque troppo ghiotta per mettersi a fare i difficili e allora ben venga il progetto di realizzare un film all’anno fino al 2020, gli episodi VII, VIII e IX intervallati da tre capitoli indipendenti, ribattezzati “Star Wars Anthology”, che esploreranno le origini di alcuni degli eroi più amati.
Rassicurati dal serio impegno economico preso dai produttori, i fan hanno cominciato ad attendere trepidanti mentre si susseguivano gli annunci tecnici, dapprima il fatto che Lucas era stato estromesso (mai più Jar Jar Binks e disquisizioni sui “midichlorian”) e che il tutto era stato affidato alla mano esperta di J.J. Abrams, conosciuto per aver creato serie tv di culto come “Lost” e, da regista, per aver ridato linfa vitale all’altro grande culto fantascientifico, ovvero “Star Trek”.
I brevi trailer che sono stati sapientemente diffusi in rete fin da dicembre 2014 e i pochissimi dettagli sulla trama conosciuti fino ad oggi hanno creato un’attesa irresistibile.
Ma alla fine, per i fan di Star Wars, quest’anno il Natale è arrivato prima!

Perché possiamo dirlo con un certo grado di sicurezza, “Il Risveglio della Forza” è un vero ritorno a quella galassia lontana lontana come sognavamo avvenisse: rincontrare i protagonisti più amati, sebbene parecchio invecchiati, e sapere che piega hanno preso le loro vite, rivedere il “Millenium Falcon” librarsi in volo verso nuove avventure è un’emozione grande, ci sono più di un paio di momenti da pelle d’oca autentica e colpi di scena degni dei picchi qualitativi più alti di questa saga stellare.
L’intuizione di Abrams e dei propri sceneggiatori è piuttosto semplice: riprendere lo schema narrativo del film più iconico, l’originale “Guerre Stellari” del 1977, (a sua volta mutuato dalla mitologia e dall’epica classica, con influenze bibliche, dai film western, dalla fantascienza delle strisce a fumetti di Flash Gordon e da chissà quante altre fonti di ispirazione) e riproporlo quasi passo dopo passo, aggiornandolo dove necessario e camuffandolo in altri punti per farlo sembrare nuovo allo spettatore, ma col dolcissimo retrogusto di qualcosa di buono che si conosce già e che permea tutta la pellicola.

In un pianeta desertico viene smarrito un droide che contiene informazioni vitali e per questo i soldati invasori lo cercano disperatamente, ma questo viene trovato invece da una giovane del posto che lo prende in simpatia e a causa sua si mette nei guai, fino a lasciare il solo mondo che aveva fin lì conosciuto per raggiungere il quartier generale dei ribelli e nel mentre si imbatte nel contrabbandiere Han Solo.. no, non sto descrivendo la trama de “La Nuova Speranza”, ma proprio quella de “Il Risveglio della Forza” che, almeno nella struttura del racconto, la richiama tantissimo facendone un punto di forza e continuità.

Il regista, pupillo di Steven Spielberg e cresciuto con il mito di questi film, è in grado di replicare persino le stesse dissolvenze bizzarre tra una sequenza e l’altra che second il canone non possono mancare, ma imprime più vivacità alle scene, recuperando lo spirito più leggero che George Lucas, intrappolato nella propria mitopoiesi, aveva perso per strada dalle parti dell’Episodio I.
Arricchisce l’eredità della serie più amata con immagini di notevole lirismo visivo dovute soprattutto alle location suggestive, tra cui Abu Dhabi, Irlanda ed Islanda e alla scelta di costruire immensi set dal vero, limitando il più possibile il ricorso alla fredda scenografia digitale.
Ancora una volta la furbizia di questo tipo di operazione, grazie al contributo della storica produttrice Kathleen Kennedy e degli sceneggiatori Michael Arndt e Lawrence Kasdan, quello de “L’Impero Colpisce Ancora”, sta nel riproporre una ricetta vincente a livello narrativo, aggiornando lo stile e alcuni punti chiave, ma rispettando scrupolosamente il materiale d’origine e facendo continui riferimenti spesso ironici alle vicende passate, ad esempio come quando Han Solo chiede se c’è un compattatore di rifiuti a bordo della stazione spaziale!

Scene come quella del bar malfamato frequentato da alieni di ogni razza, l’arma di distruzione di massa inglobata in un planetoide, le spade laser, il destino che lega padri e figli, il cattivo con maschera, mantello e voce distorta sono tratti unici che solo Star Wars può vantare ed il regista gioca abilmente coi ricordi, mettendo in pista i vecchi protagonisti che noi tutti amiamo, perché questi introducano e cedano il passo ai nuovi personaggi che impareremo a conoscere.
Perché se le immagini di Han Solo col il fido Chewbacca di nuovo a bordo del Millenium Falcon valgono da sole il senso dell’operazione, non possiamo negare la genuinità delle interpretazioni delle nuove leve, da John Boyega nei panni dello stormtrooper pentito Finn, imbranato quanto profondamente umano, al pilota di X-Wing col volto di Oscar Isaac, ma soprattutto la rivelazione Daisy Riley, la cui cacciatrice di rottami Rey diventa suo malgrado l’eroina del film, ed il nuovo, efficacissimo villain Kylo Ren, emulo delle gesta malvagie di Darth Vader ma segretamente tormentato dal “lato chiaro” della forza; lo interpreta con intensa profondità il quasi sconosciuto Adam Driver.

Quanto alle vecchie glorie, è un sogno vedere finalmente come si sono evolute le loro vite, quanto la lotta che hanno vissuto da giovani abbia influito sui caratteri di ognuno: se Luke Skywalker, ritiratosi pubblicamente da anni, è il vero motore della vicenda perché sulle sue tracce si mette in moto una vera e propria caccia al tesoro da parte di buoni e cattivi, con tanto di mappa incompleta, la principessa Leia è tornata a fare ciò che le riesce meglio, cioè guidare la resistenza contro un “Primo Ordine” di imperialisti riorganizzatisi per distruggere la rinata Repubblica (un po’ come se i discendenti dei nazisti fuggiti in Sud America si fossero riarmati per riprendere l’ Europa).
Ma il vero ponte tra passato e futuro è rappresentato dal buon vecchio Han, col volto segnato di Harrison Ford, che ha cercato di tornare a fare il contrabbandiere spaziale come quando era una canaglia senza legami familiari, ma il destino, sotto forma di due giovani e un robottino sferico, lo ha raggiunto ricordandogli le proprie responsabilità.
Il suo coraggio e senso di sacrificio ci fanno capire quanto i creatori di questa nuova saga tengano agli eroi della nostra infanzia, le sue battute sono le più ispirate del film, come quando dichiara a Rey e Finn che tutte le leggende di cui hanno sentito parlare, la Forza e i cavalieri Jedi sono reali, la sua espressione è quella di uno che non credeva e che ne ha vissuto l’esperienza sulla propria pelle.

Dopo “Jurassic World”, anche “Star Wars”, a giudicare soltanto degli incassi record per le prevendite, è “un’operazione nostalgia” vincente, che riesce a deliziare i vecchi seguaci e a rastrellare nuovi adepti a suon di duelli di spade laser, battaglie tra astronavi, simpatici robot e le musiche suggestive di John Williams.
E’ come trovare nell’armadio i vecchi giocattoli a cui si era più affezionati da piccoli e darli a un bambino che sia in grado di giocarci e inventare nuove avventure grazie all’immaginazione: ora sappiamo che questa storia è in buone mani e può andare avanti.

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